VENEZIA 62 – "Parvye na lune" – The First on the Moon (Orizzonti)

Nel 1938 una "sfera di fuoco" cade sulle montagne cilene. Fedortchenko indaga sull'avvenimento scoprendo la storia dei primi esperimenti russi per l'esplorazione dello spazio. L'autore è molto abile nel costruire un falso storico, ma Parvye na lune è anche un omaggio a quei poveri eroi mancati e dimenticati.

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Il motivo di interesse principale del breve film di Aleksey Fedortchenko probabilmente risiede nella insistente domanda che assilla lo spettatore. Dove sta l'imbroglio, il falso? Fedortchenko è molto abile nel costruire un falso storico e cinematografico attraverso inesistenti materiali d'archivio e abili ricostruzioni d'ambiente, falsi spezzoni di pellicola ed efficaci interviste ai reduci di quella che avrebbe potuto diventare l'epoca d'oro della cosmonautica sovietica. Nel 1938 una "sfera di fuoco" cade sulle montagne cilene. Molti anni dopo l'avvenimento suscita l'interesse della troupe di Fedortchenko che indaga e scopre la meravigliosa avventura dei primi esperimenti russi nell'esplorazione dello spazio.

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Un cinema documentaristico che nulla documenta, ma che mostra, nell'atto creativo di inventare tutto raccontando il nulla, l'impagabile aspetto di un'altra faccia del cinema. Un cinema davvero creativo, dove il reale cinematografico nasce dall'irreale, eppure così concreto, materico, che affonda le proprie radici nella storia del paese, prendendo le opportune distanze dalla sua storia e puntando le proprie armi sulla leggera e impalpabile ironia che attraversa il film e arricchisce l'assunto. Una storia di poveri eroi mancati e dimenticati, piccoli scienziati senza mezzi e piccoli cosmonauti quasi senza nome, come i tanti altri che sono stati abbandonati dalla memoria della storia, anche questo Parvye na lune vuole essere, un omaggio documentato che lasci una traccia di quelle esistenze.

Girato utilizzando il bianco e nero e il movimento accelerato per il passato e il colore per il presente, il film di Fedortchenko, resta godibile nella sua brevità, per l'agilità della narrazione e per l'intelligenza creativa che dimostra, segno di una ottima scuola e di una perfetta conoscenza del mezzo e delle sue potenzialità.


Fedortchenko diplomato all'Istituto di cinematografia di Mosca si cimenta da qualche anno nel documentario dopo i successi ottenuti con i primi lavori.