VENEZIA 63 – "Private Fears in Public Places " di Alain Resnais (Concorso)

In Resnais il cinema si mette in gioco e rinasce modellando la realtà. Così la neve, filo sottile che penetra idealmente nelle case, sembra dare luce e direzione ai pensieri ma poi cade sulle mani che si accarezzano di Charlotte e Lionel, attimo che soddisfa l'attesa e si illumina di nuovi possibilità che si moltiplicano in questo film morbido e gentile

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Inizia sospeso tra nessun luogo e nessun tempo il film Private Fears in Public  Places (il titolo francese però è Coeurs), ma fin dai primi minuti l'invito è di guardare in alto, per cercare, forse, il filo che muove le cose e le rende misteriose e magnifiche nella loro necessità. L'idea di questo film Resnais l'ha tratta da una piéce teatrale di Alan Ayckbourn ma il risultato è una rielaborazione completa che va, ancora una volta, verso l'invenzione del cinema, ad ogni film, ad ogni scena, ad ogni immagine. E non è un caso che l'intreccio prenda le mosse da un dettaglio di labbra in un luogo "nuovo" come un appartamento vuoto, da abitare, da vedere da immaginare, dove un uomo e una donna scrutano pareti, finestre, profondità, e scoprono un soffitto che è set magnifico che si crea nella sorpresa dello sguardo. Sei personaggi che seguino ognuno il proprio percorso che si intreccia e si sfiora nel segno ipnotico e semplice della neve che cade senza sosta ad imbiancare le giacche e i cappotti dell'agente immobiliare Thierry o della esuberante Nicole che vuole cambiare casa per prolungare la sua storia d'amore ormai esaurita. Come sempre in Resnais è una questione di spazio e di tempo, come nel teatro, o, meglio, come quando il cinema si mette in gioco e rinasce modellando la realtà. Così la neve, filo sottile che penetra idealmente nelle case, sembra, a volte, dare luce e direzione ai pensieri, ma poi cade sulle mani che si accarezzano di Charlotte e del barista Lionel, attimo che soddisfa l'attesa e si illumina di nuovi possibilità che si moltiplicano in questo film morbido e gentile, capace di raccontarci storie tristi che già conosciamo. Il fatto è che qui i dettagli sono legati l'uno agli altri e ogni più piccolo cambiamento comporta conseguenze che si moltiplicano e si allargano. "Thierry, Charlotte, Gaëlle, Dan, Nicole, Lionel e Arthur sono come insetti, che lottano per sfuggire alla trappola" dice il regista, maestro di realtà profonde, spinte sempre all'estremo di prospettive apparentemente impensabili. Può sembrare superficiale questo gioco di alternanze e di reciproche fughe, in realtà nelle solitudini dei suoi personaggi, Resnais filma la vita che aspetta di essere vissuta, che aspetta il frammento di dialogo che consentirà a ciascuno dei personaggi di entrare in scena anche solo per un secondo, trasformando il mondo o adeguandosi alle sue curve, ancora una volta inventandosi di fronte all'esistenza.

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