VENEZIA 64 – "La ragazza del lago", di Andrea Molaioli (Settimana Internazionale della Critica)

La_ragazza_del_lagoL’Italia può ritenersi soddisfatta della prova di Andrea Molaioli, in concorso alla Settimana della Critica del festival veneziano. La ragazza del lago, questo il titolo del film, opera prima del regista già fattosi notare come valido aiuto di Calopresti, Mazzacurati e Moretti, può contare su una storia lineare, oltre che sull’ottima recitazione di una serie di interpreti, tra cui spiccano Toni Servillo e Valeria Golino. Procedono senza intoppi, ma non senza errori, le indagini del commissario al quale viene affidato l’incarico di indagare sulla morte di una ragazza, trovata senza vita sulle sponde di un lago. Più di una volta la narrazione, e con essa la macchina da presa, è costretta infatti a seguire percorsi alternativi, senza però subire eccessivi scossoni. Ne risulta un ritmo ondulatorio, lento e cadenzato, che accompagna lo spettatore fino alla fine, sulle orme del protagonista, attraverso il quale tutti gli altri personaggi e la storia stessa vengono filtrati. Tutto quello che vediamo, tutto quello che sappiamo, passa attraverso di lui, come fosse raccontato in prima persona, come stessimo leggendo un libro.
Film di personaggi perciò, oltre che film giallo, ma non è tutto così semplice. Non deve trarre in inganno l’impronta chiara e semplice del quale il regista si serve per dare corpo alla sua opera. Non bisogna soffermarsi esclusivamente sulla superficie delle cose, ma spingersi più a fondo, tra le pesanti acque del lago, seppur così tranquillo e luminoso dal di fuori. E allora sarà facile notare quanto La ragazza del lago sia un film sull’amore, sia esso quello tra genitori e figli, o quello tra marito e moglie. Un amore sempre complesso, a volte eccessivo e morboso, a volte malato e pericoloso. Ciascuno dei singoli personaggi è visto in relazione al proprio padre o alla propria madre, oltre che al proprio partner. E proprio da un fortissimo amore che nasce la tragedia, da un amore profondo e infinito, che provoca la morte.