VENEZIA 67 – “Il loro Natale”, di Gaetano Di Vaio (Controcampo italiano)

il loro natale
Questo documentario è un percorso nella quotidianità di donne forti e orgogliose, ma anche rese fragili dall’avvicinarsi della festività che per eccellenza celebra la famiglia: il Natale. Segue le loro giornate, raccontando storie piene di amore e tenerezza ma anche di tossicodipendenza e crimini

il loro nataleIl Natale si avvicina e Maddalena, Mariarca, Titina e Stefania, mogli e figlie di detenuti delle carceri napoletane di Poggioreale e Secondigliano, si preparano all’abituale incontro settimanale. Cercano di rimediare i soldi come possono, facendo le collaboratrici domestiche e organizzando riffe, si prendono cura dei figli traumatizzati dalla tragica esperienza di aver visto portare via i propri padri dalle loro case, preparano il pacco da portare ai cari detenuti, sempre alla ricerca di solidarietà, avviandosi con grande dignità al colloquio con i parenti carcerati.

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Il loro Natale è un percorso nella quotidianità di queste donne, forti e orgogliose ma anche rese fragili dall’avvicinarsi della festività che per eccellenza celebra la famiglia: il Natale.
Questo documentario segue le loro giornate, raccontando storie piene di amore e tenerezza ma anche di tossicodipendenza e crimini, mettendo a nudo la sofferenza di chi subisce le conseguenze delle scelte – sbagliate – altrui e non si vede compreso ed aiutato dalla giustizia.
Di Vaio, che precedentemente ha scritto e co-prodotto il docu-fiction di Abel Ferrara Napoli Napoli Napoli presentato alla di Venezia lo scorso anno, pone l’accento sulla forza di volontà di queste donne che hanno deciso di farcela con le proprie forze cercando di tenersi il più possibile distanti dalla camorra.
A sua volta ex-detenuto, il regista è diretto testimone dell’inferno della detenzione che “non rieduca, anzi fomenta rabbia e rancore”, ed è pienamente percepibile per tutta la durata della pellicola la sua esigenza di raccontare questa drammatica esperienza specialmente dal punto di vista di chi è fuori ma è comunque suo malgrado legato alla prigione.
L’intento di Di Vaio, il suo forte impegno personale, è chiaramente quello di dare voce a coloro i quali sembrano essere stati abbandonati tanto dalle istituzioni quanto dall’intera società.
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17 commenti

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    Vedevo le notizie news, e ho trovato questo articolo.
    Io ho mio padre in galera, e non accetto che si fanno questi tipi di documentari su Napoli, io a mio padre le voglio bene, ma ha sbagliato , e la legge lo punisce. Cosa volete dire con questo articolo? con questo documentario? chi fa dei guai è normale che la legge lo punisce, se no cosa succederebbe. Anche io vado con il pacco in mano tutte le settimane, e non mi lamento. Abbiamo fatto al vita bella, e adesso ci dobbiamo rimboccare le maniche. Ma che cazzo scrivete, non è bastato Gomorra a rovinarci per tutto il mondo.

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    Caro Anonimo ti scrivo non avendo ancora visto il film, ma solo leggendo le parole scritte nell'articolo. Non credo che quanto scritto sia provocatorio o punti il dito contro una realtà che nostro malgrado fa parte della nostra esistenza. Rispetto il tuo punto di vista in quanto persona coinvolta. Anzi penso proprio che l'intento del regista sia proprio di evidenziare quanto chi è "fuori" deve comunque lottare…. lottare due volte per se stessi e per le persone care che sono rinchiuse in un carcere. Solo cadendo ci si può rialzare più forti. Il carcere dovrebbe essere formativo, qui in Italia purtroppo è solo detentivo.

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    Cara Cristina, usare dei mezzi come bambini (visto anche in foto) e povera gente, non è cosa bella, è una (vergogna). La lotta, il rialzo per diventare più forti, non si risolve usando persone già cadute. Se ti vuoi mettere contro lo stato, ci sono altri mezzi, non usando persone.

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    Caro Marco, al più presto vedrò il film e ti risponderò. Per il momento posso solo ribadire i concetti già espressi, elaborati esclusivamente dalla sola lettura dell'articolo . Saprò argomentare meglio in futuro. Resta il fatto che la realtà non va coperta, nè tantomeno "esibita" tutt'al più documentata per quanto dura e difficile, MAI nascosta.

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    Ho visto il film e l'ho interpretato come un omaggio fatto da un ex-carcerato alle persone che gli sono state vicine durante la detenzione, quelle donne che nel documentario vediamo soffrire e lottare con grande dignità per superare una condizione che in qualche modo subiscono. Non c'è giustificazionismo, ma la constatazione di un meccanismo sociale che perpetua il crimine. Non si tratta di affiliati di camorra, ma di piccoli criminali che cercano di raggiungere la condizione di piccolo borghesi. La condizione dei figli dei carcerati s'intravede nel racconto delle madri, non sono mai direttamente intervistati. Poggioreale, con le sue file deliranti per entrare a colloquio (donne che passano la notte in fila strizzate l'una contro l'altra), è una vera vergogna per uno stato civile e lascia intuire cosa accade dentro il carcere. Se queste cose non vengono dette, ma come sempre taciute, forse continueremo ad avere criminali lì dove c'è povertà e mancanza di lavoro. ..

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    Marco caro, ho visto il documentario di Gaetano Di Vaio. Mi sono commossa e indignata difronte ad una realtà che troppo spesso si tende a rimuovere. Non ho visto povera gente ma persone, persone dignitose, orgogliose, forti,desiderose di denunciare una condizione di inaccettabile abbandono che solo uno Stato incivile e criminale può permettere. E' il nostro Stato che usa la povera gente, e la povera gente che intendo io è quella che quotidianamente si lascia distrarre e strumentalizzare da quel nulla edulcorato di niente propinatoci senza tregua dai mezzi comunicazione. Quelle che hai visto nel documentario sono donne che lottano, che amano, e non si arrendono. Non si lasciano usare.

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    Io mi chiamo Ciro, credo che gia si sà tutto, dobbiamo farlo vederlo al mondo? IO mi sono fatto 8 anni di carcere, una fillaa, e non mi vado a lamentare, ho sbagliato ed giusto che ho pagato. Ma per piacere basta, con questi film, ci fate sporcare soltanto, quando mettiamo il piede fuori Napoli ci odiano, e questo grazie a voi, che fate film immondizia. Il carcere di Poggioreale un carcere duro si sà!!
    a che serve far vedere donne forti? fatemi capire..
    Mia moglie 8 anni di fila. otto di colloquio, e non si deve lamentare, perchè quando io rubavo, ha fatto la vita bella, questo vale anche per le altre donne. Potrei dire al contrario, ma ho sbagliato ed giusto pagare. Bisogna essere uomini nella vita.

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    Cari amici, sono il regista del film presentato alla Mostra di Venezia. Ho deciso di rispondere a tutti per far conoscere la ragione che mi ha spinto a fare questo progetto. "Il loro Natale" nasce da un esigenza molto personale avendo io stesso subito la carcerazione nell'inferno di Poggioreale. Non mi vergogno di aver girato questo film. Anzi, ne sono fiero. Forse, chi si deve vergognare è lo stato che dice di essere democratico e nel frattempo ha in casa l'Alkatraz napoletano. In carcere ci sono soprattutto i poveri. Si tratta sempre di persone che hanno al massimo la quinta elementare ed hanno tutti la stessa estrazione sociale (Scampia, Ponticelli, Barra, Forcella ecc. ecc.). In cercere ci sono tossicodipendenti e immigrati, non ci sono uomini che hanno sfondato lo stato italiano rubando milioni e milioni di euro con il solo scopo di abbuffarsi all'infinito. Il mio film è un film umile che cerca di far conoscere un punto di vista mai raccantato. Quello delle d …

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    I poveri i carcere come dici tu, hanno fatto qualcosa per essere li.
    Io sono contro allo stato. Finitela di sporcare Napoli , ha ragione Ciro.

  • Marialor@hotmail.it
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    E' vero, vergognaaaaa,
    almeno saviano ha sfiatato e rischia, voi sfiatate la povera gente, volete arricchirvi usando la povera gente,,

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    e chest fann, perchè non sano fare niente.
    Ribelliamoci, basta usare Napoli.

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    Ciao Gaetano, vorrei sapere il continuo del tuo commento. Stavi parlando delle donne, e in fin dei conti sono loro le protagoniste del tuo lavoro…

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    Anche io penso che quelle donne lì non si lascino usare! Ma sarei curioso anch'io di sapere cosa voleva dire il regista alla fine del suo commento. Comunque il problema non è buttare Napoli nel cesso. Questo documentario é una denuncia. E meno male che qualcuno abbia il coraggio di denunciare!

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    Denunciare è quello che ha fatto Roberto Saviano.

    SPECULATION

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    grande ragione a cristina e ciro, perchè la devono finire con questa demogogia. nessuno affronta il problema alla fonte, si analizza solo l'effetto.
    è vero che in carcere ci vanno solo i poveri ma è anche vero che tutte queste persone non sono veramente povere, avete per caso visto la casa della moglie più giovane? mi sembrava molto dignitosa, bella cucina, bell'arredamento..insomma l'unica cosa che si fa in quel film è dare ancora di più forza a delle persone che sono state sfortunate ma che non hanno nessuna voglia di cambiare nè tantomeno hanno una coscienza nel distinguere il bene e il male.

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    perdonate la mia ignoranza ma come posso prendere visione del documentario?

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    Come si può fare per vedere il documentario? Abito in Sardegna e sono interessata a tutto ciò che riguarda il sociale. Mi piacerebbe rispondesse il regista. Grazie Antonia
    neroseppia@gmail.com