VENEZIA 68 – "Due cose nella vita sono certe: la morte e la tasse". Incontro con Abel Ferrara e il cast di 4.44 Last day on earth


Incontro con Abel Ferrara e il cast del film 4.44 Last day on earth. Molta domande sulla natura di questa idea alla base del film e del personalissimo approccio del cineasta. Oltre a Ferrara, rispondono il protagonista maschile Willem Dafoe e la protagonista femminile Shanyn Leigh

Incontro con Abel Ferrara e il cast del film 4.44 Last day on earth. Molta domande sulla natura di questa idea alla base del film e del personalissimo approccio del cineasta. Oltre a Ferrara, rispondono il protagonista maschile Willem Dafoe e la protagonista femminile Shanyn Leigh.

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Alcuni forme di apocalisse sono striscianti in altri suoi film. Com’è nato questo diverso approccio all’argomento?
Abel Ferrara: Molti film hanno affrontato l’argomento, alcuni recentemente. Ci sono diverse credenze, si pensava che il 21 maggio il mondo finisse, non so da dove vengano certe idee. Io so che sono presenti e lavorano dall’interno di un individuo. Per me è stata una buona opportunità e sono contento di essere qui.

È sorprendente come i due personaggi accettino il loro fato passivamente e serenamente. Com’è stato lavorare su quest’approccio?
Shanyn Leigh: il film è ambientato in un momento in cui si sapeva esattamente quando il mondo sarebbe finito, nei personaggi c’è questa consapevolezza. Si cerca di aggrapparsi a qualcosa che può aiutare, probabilmente l’unica cosa valida è un credo spirituale molto forte, ci abbiamo riflettuto molto su questo punto.
Willem Dafoe: non penso che il mio personaggio sia molto sereno in realtà. Per me la fine del mondo è una specie di convenzione che ci dà l’opportunità di sollevare determinate quesiti elementari, nel film succede all’interno di una coppia. Ci si trova a domandarsi cosa si è l’uno per l’altra, a valutare il passato. Non si è sereni ma aiuta il fatto che non si ha altra scelta.
Abel Ferrara: d’accordo con Willem. Nelle ultime ore il film rappresenta i due personaggi, cosa sono l’uno per l’altra. Gli altri personaggi mostrano una rabbia imbottigliata, la serenità è solo apparenza. Quando ne abbiamo parlato ci siamo detti, sappiamo che quella sera arriva la fine, qual è la reazione? Allora si incomincia a valutare ogni priorità. Due cose nella vita sono certe. La morte e le tasse (nd.r. ricordavamo lo avesse detto Benjamin Franklin). Delle tasse si occupa il governo, della morte non si sa. Tutti noi lo sappiamo e bene o male lo accettiamo, nel frattempo si vive.

Al Gore conosce questo film? Come ha optato la scelta della nube verde?
Abel Ferrara: Al Gore non ha visto il film ma penso sia a favore. Lo abbiamo contattato. Per la nube, abbiamo contattato esperti scientifici, parlato dell’ozono, ma il film non è un documentario, nessuno sa come sarà la fine. Perciò è finzione. L’effetto non è fatto al computer, abbiamo filmato una vera aurora boreale e l’abbiamo riprodotta.

Nel film si dà molta importanza alla multimedialità, cosa rappresenta per lei?
Abel Ferrara: Al giorno d’oggi i ragazzini vivono con il mondo ai loro piedi. Cellulari fantastici, internet, da casa si può guardare qualsiasi parte del mondo con Google Earth. Non si ha più la percezione della realtà, camere ovunque, siamo ripresi ovunque, così funziona il mondo. Noi ci siamo entrati, i ragazzini ci sono nati in questo mondo.

Nel suo film il mondo scompare per colpa degli esseri umani, non per un attacco alieno o una catastrofe naturale. È un tipo di dannazione nuova, tutti sanno esattamente quando moriranno, è maggiore l’angoscia di sapere esattamente quando si morirà?
Abel Ferrara: è un punto interessante, volevo evitare il problema di come è successo, come si è arrivati alla fine. Non si parla di dei, si parla dell’umanità che distrugge se stessa e che non riesce a capire come evitare la distruzione. Tutti noi siamo responsabili, non è un atto di Dio che ci punisce.

Per gli attori: avete portato qualcosa di vostro nei personaggi, come vi sareste comportati voi?
Shanyn Leigh: ci abbiamo lavorato molto su. Io, come Willem, sono buddista, faccio yoga. Molto veniva da noi, abbiamo discusso molto in proposito, molto fa parte del nostro credo personale. Se si è attaccati alla vita terrena, agli affetti, ai beni materiali, questo vi tradirà e ci sarà angoscia. Le credenze spirituali, la possibilità che ci si possa reincarnare, tutto ciò rende più sereni negli ultimi momenti.
Willem Dafoe: il mio personaggio di fondo è un tossicomane. Lui deve optare una scelta, decidere se morire da sveglio, consapevole, oppure farsi e raggiungere uno stato di incoscienza. Anche nella vita, nei momenti dolorosi, si fa questo tipo di scelta. Ognuno ha la propria strategia. Questo mi ha attratto della sceneggiatura, chiede cose filosofiche e profonde che poi vengono svolte in modo pratico. Si cerca di dire addio ai propri cari, di darsi conforto. Una valida strategia per dire addio

 

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