VENEZIA 68 – "Piazza Garibaldi", di Davide Ferrario (Controcampo Italiano)

In occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, Davide Ferrario ripercorre con Piazza Garibaldi il tragitto che da Quarto condusse i Mille a Marsala, fino poi allo storico incontro a Teano con Vittorio Emanuele II. L’obiettivo del regista è ovviamente quello di riflettere sull’Italia contemporanea, sulle divisioni tra Nord e Sud, ma soprattutto sull’assenza di uno sguardo fisso puntato sul futuro: perché, come viene ben sottolineato all’inizio, se le manifestazioni di Torino nel 1961 per i Centenario avevano un carattere quasi da romanzo di fantascienza, tutto incentrato verso il domani, oggi l’atteggiamento generale è determinato perlopiù da perplessità e pessimismo, preferendo concentrarsi sul qui e ora piuttosto che cercando di spostare il nostro pensiero in avanti. Alternando il suo viaggio attraverso il Sud di oggi alla lettura della corrispondenza dei volontari garibaldini dell’epoca, Ferrario mette a nudo il progressivo venir meno dell’entusiasmo di un popolo che oggi appare sempre più smarrito e privo di coordinate: dalla Sicilia fino alla Campania, ascolta le testimonianze degli abitanti e registra i mutamenti del paesaggio, affidandosi di tanto in tanto a volti celebri (Luciana Littizzetto, Filippo Timi, Marco Paolini) per dare voce alle parole di chi la Storia d’Italia l’ha raccontata veramente; in questo senso appare particolarmente felice la riflessione di Umberto Saba sulla natura fratricida che, a partire da Romolo e Remo, sta alle fondamenta del nostro Paese. Perché, come viene più volte sottolineato, dal 1861 in poi non c’è mai stata una vera e propria rivoluzione nel nostro paese, nessuna rivolta contro i Padri: solo un incessante bagno di sangue tra fratelli, gli stessi “Fratelli d’Italia” che avrebbero dovuto piantare il seme di una nuova società e che invece hanno finito solamente per ammazzarsi tra di loro. Non sempre però il discorso di Piazza Garibaldi centra il bersaglio: alcune osservazioni e alcuni parallelismi finiscono per abbandonarsi alle banalità e ai luoghi comuni, come le scritte della Lega Nord sulle pareti del paese dove le camicie dei garibaldini vennero dipinte di rosso, oppure il ridicolo intervento  delle tre giovani ragazze, ingenuamente fiere della propria ignoranza e ben felici di apparire in televisione: anche il discorso sul ruolo e l’importanza del Mito tutto italiano della Famiglia appare fuori luogo; non perché privo di fondamento, ma perché viene relegato in coda al film e mai approfondito davvero, mentre invece – probabilmente – si meriterebbe un documentario a parte tutto per sé. In ogni caso, è apprezzabile l’atteggiamento con il quale Ferrario presta attenzione alle parole di tutti, nel tentativo di delineare il quadro di una situazione enormemente complessa e affatto riducibile a uno schema manicheo (l’associazione dei “Neo-Borbonici” in Campania…), come invece molto spesso si tende a fare: in più, viene abbandonata qualsiasi forma di sentimento facilmente pessimista, per cercare di guardare alla nostra giovane, vecchia Italia con occhio sì concreto e reale, ma non per questo privo di speranza. Un documentario più importante che davvero bello, ma comunque uno strumento utile per non smettere mai di guardare a noi stessi e alla nostra Storia.