VENEZIA 68 – "Texas Killing Fields", di Ami Canaan Mann

sam worthington in texas killing fieldsSprofonda nelle tenebre Texas Killing Fiels, secondo film dietro la macchina da presa di Ami Canaan Mann dopo Morning del 2001. L'ha prodotto suo padre Michael assieme a Michael Jaffe e, come spesso avviene per i figli d'arte, cercare dei paragoni con lui è già un'operazione totalmente fuorviante. La cineasta si muove sulle tracce dei migliori serie-tv poliziesche come CSI evidente negli stacchi, nei vuoti temporali tra un evento e l'altro,. Ciò si vede anche dal modo in cui vengono inquadrate le fotografie delle vittime. Il film poi però affonda, quasi precipita nel luogo, precisamente nel Texas. Qui un detective del luogo (Sam Worthington) e il suo collega originario di New York stanno indagando sul caso di una ragazzina la cui auto è stata vista nei Killing Fields, una costiera paludosa dove sono stati ritrovati numerosi cadaveri, per la maggiorparte giovani donne. Dopo che viene rapida Anne, una ragazzina di cui si stanno prendendo cura, i due si inoltrano nel luogo per cercare di salvarla.

Texas Killing Fields si sposta anche nelle zone del thriller più torbido, tra Carl Franklin e il mistero di Picnic ad Hanging Rock dove gli alberi assumono quasi una valenza simbolica, elementi di un labirinto pieno di trappole, dove un'ipotetica superficie della fiaba si sventra e si apre veso i meandri più oscuri, popolati da figure sinistre, da continue apparizioni in cui i due protagonisti sembrano perdere quasi la propria identità come Mickey Rourke in Angel Heart mentre il luogo avvolge e circoscrive in modo simili agli acquitrini della palude in I guerrieri della palude silenziosa di Walter Hill.

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chloe moretz in texas killing fieldsAmi Canaan Mann ha la mano sicura e già uno stile personalissimo per quei viaggi all'inferno che si attivano nel territorio domestico (gli uomini che escono dalla casa di Anne), nella centrale di polizia (la violenza improvvisa con pugno dell'ispettore interpretato da Jessica Chastain) o anche nella semplice camminata ddella giovanissima protagonista in cui la cineasta la filma, la segue nel movimento, negando quello che accade nel fuori-campo e facendo così trasparire anche la paura di quello che gli può capitare perché neanche lei sembra sapere qual'è l'immagine successiva. il film è ispirato a fatti realmente accaduti ma la cineasta li filma infatti come se non sapesse affatto quello che è accaduto o che sta per avvenire. Riesce così ad alimentare la tensione quasi ad ogni scena con un cast di prim'ordine in cui Sam Worthington, Jeffrey Dean Morgan, Jessica Chastain e la bravissima giovane protagonista Chloe Moretz tutti ossessionati da continui conflitti e appaiono più in contrapposizione che uniti per raggiungere uno scopo comune. Si sentono amplificati i loro battiti di un film che permea sudore in seguito alle traiettorie della steal camera tesa a catturare l'immediatezza delle loro azioni, gli scatti imprevisti (la ragazzina che scende in corsa dall'auto guidata dal fratello). Ma dentro ci sono anche continui segnali premonitori (la presenza del corvo è forse l'unico elemento troppo esplicito in un film quasi perfetto in quanto a sottrazione) e un inseguimento che è forse l'unico frammento che richiama il cinema di Michael Mann. Se non ci fosse stato questo raffronto, sarebbe altro esempio di un energia che si alimenta, dentro un'oscurità piena di calura, dove ci si trova improvvisamente dentro e si è incapaci di uscir(ne).