VENEZIA 69 – “No quiero dormir sola”, di Natalia Beristain (Settimana della critica)

“Bisogna andare avanti e vivere. Non si può fare altro”. In queste poche parole si potrebbe riassumere la vita dell’anziana Dolores (Adriana Roel), in passato famosa attrice del cinema messicano, che consola la sua solitudine con qualche bicchiere di troppo, circondata da ricordi e vecchie foto in bianco e nero. Una storia malinconica, tristemente dolce, che viene a intrecciarsi con quella della nipote, Amanda, costretta a prendersi cura della nonna malata di Alzheimer. Anche la ragazza vive sola in una casa che le ha lasciato il padre, soffre d’insonnia e trascorre la notte con ragazzi diversi, che la mattina seguente scaccia come fossero un peso incombente. L’equilibrio delle due donne, così precario e instabile, viene alterato dal loro progressivo avvicinamento, in una lenta scoperta di un universo familiare di affetti e complicità.
L’opera prima della regista messicana, Natalia Beristain, è una storia lucida e poco disincantata di una generazione messa aconfronto con un’altra che ritrova se stessa nella condivisione di piccoli momenti quotidiani: un bagno in piscina, una cena al ristorante, una festa di compleanno. Messe a nudo dalla macchina da presa, la bellezza della gioventù si ritrova nelle rughe della vecchiaia, il passato nel presente, l’istinto a lottare nel lasciarsi andare. L’acqua è luogo di incontro e scambio, una superficie trasparente in cui immergersi e specchiarsi. Amanda veste i panni della nonna, come quando indossa il suo costume da bagno, accettando di prendere in mano la propria vita e affrontare la realtà.

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No quiero dormir sola è anche una riflessione sui limiti della finzione, su un tipo di cinema che tende a edulcorare la realtà. Le foto di Dolores appese alla parete rappresentano un segno evidente di un tempo trascorso, di una bellezza congelata nello scatto di un attimo che può solo essere rievocata con la mente. La sua condizione attuale porta la donna a conservare quest’immagine di sé e a vivere nell’illusione di un riflesso in realtà svanito. La Beristain affronta con dignità, senza cadere nel melodramma, una realtà complessa come quella della vecchiaia, del decadimento fisico e della perdita di memoria in una storia poetica che commuove, diverte, emoziona.

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