VENEZIA 69 – "Passion", di Brian De Palma (Concorso)

noomi rapace e rachel mc adams in passionDa un bellissimo film, Crime d'amour, ultima opera diretta da Alain Corneau presentato al Festival di Roma nel 2010, uno strepitoso remake. Non date retta a chi vi dice che il cinema di De Palma è bollito, che è prigioniero del suo stile al limite del compiacimento. Passion è insieme desiderio, perversione, feticismo (le scarpe, la sciarpa), thriller erotico e in cui si respira totalmente cinema allo stato puro. Con una sperimentazione godardiana sul rapporto immagine/suono (non a caso questo film s'intitola proprio come un film del regista francese del 1982 con Isabelle Huppert, Hanna Schygulla e Michel Piccoli) e in cui si riscontra anche quell'ambiguità testuale presente nel film originale (la mail scritta per incriminare la rivale). Con uno sguardo sempre ad Hitchcock con il momento dell'aggressione dopo la doccia in cui la colonna sonora di Pino Donaggio sembra rifarsi a quella di Bernard Herrmann in Psyco.

Un'imprenditrice, Isabelle (Noomi Rapace) vuole vendicarsi dopo che il suo capo Christine (Rachel McAdams) le ha rubato un'idea. Si innesca così da questo momento una serie di reazioni a catena, che entrano in un vortice, quasi una vertigo hitchcockiana, tra passione e potere, dove nei primi piani delle due protagoniste De Palma mette già in atto un esaltante gioco di apparenza e smascheramento – e la maschera, come oggetto, è già uno dei dettagli decisivi di Passion – di identità e recitazione attraverso una forma riconoscibilissima: dietro a quell'eleganza quasi patinata dell'immagine si nascondono tutte le pulsioni più oscure e torbide.

Il cinema di De Palma attraversa le superfici: specchi, vetrate, riflessi. Tra Berlino e Londra, con un'astrattezza dell'azione degna del suon Mission: Impossible ma anche un voyerismo tra Omicidio a luci rosse e Vestito per uccidere, evidente nel finale. Ma soprattutto riprende forma il 'doppio' depalmiano, tra Le due sorelle (attraverso il corpo di Rachel McAdams, attrice sorprendente come in To the Wonder di Terrence Malick nella sua capacità di moltiplicarsi e, insieme, di sparire) e Doppia personalità, evidente soprattutto nei sogni concentrici, dove dimensione reale e onirica s'intersecano e si confondono anche grazie all'utilizzo di quel filtro blu in cui esplode grandiosamente tutta l'ambiguità dell'immagine del cinema di De Palma.

rachel mc adams in passion
Christine è un'altra 'donna che visse due volte'. Ma il suo rapporto con Isabel produce anche quel contrasto tra la bionda e la mora proprio come Kim Novak nel film di Hitchcock. Forse una è la proiezione dell'altra. Forse il desiderio della scalata della protagonista produce il suo fantasma, il suo opposto. Questo si può vedere proprio nello split-screen in cui c'è Christine che si sta facendo la doccia e dall'altra parte il volto di Isabelle con il dettaglio degli occhi (proprio lo 'sguardo cinematografico del cinema di De Palma che poi si estende attraverso la soggettiva di Noomi Rapace), e poi il balletto sulla musica di Debussy, proprio per creare quella sospensione nello stadio intermedio tra reale e onirico.

Ma poi in Passion l'opera di De Palma (come si è già visto nello straordinario Redacted) rimette in atto teorivamente tutta la sua riflessione sull'immagine e sul modo in cui può essere manipolata (come l'incidente in garage) attraverso cellulari, PC, telecamere, schermi video, dove sembra esserci sempre un altro punto di osservazione nascosto, esempio di un cinema che per rialimentarsi ha bisogno di altre immagini, di altro cinema. Il proprio, quello dei suoi punti di riferimento. Non fa più differenza. Una ricerca quella di Passion che conferma come l'opera di De Palma, come quella di Coppola (si pensi all'ultimo Twixt) voglia proprio sporgersi in avanti verso un futuro lontano. E film come questo e Redacted regalano la magnifica illusione di opere che devono essere ancora girate; noi siamo i privilegiati a cui sono state mostrate oggi, nel 2012, e quindi nel passato.

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    perché questo film è stato massacrato? gli altri non hanno capito una sega. Grazie per questa meravigliosa recensione.