VENEZIA 70 – "Amazonia 3D", di Thierry Ragobert (Fuori Concorso)

L’Amazonia di Thierry Ragobert non è certo lo scenario surreale e onirico dove penetrava l’immensa nave di Kinski/Fitzcarraldo. Non è nemmeno il green inferno dove Ruggero Deodato e i suoi indios si divertivano a fare a pezzi troupe televisive. La giungla del documentarista francese, invece, è molto più simile a una grande città, a una metropoli frenetica, dove il protagonista, un piccolo scimmiotto addomesticato, finisce proiettato dopo un incidente aereo. Come nei tanti film dove il ragazzo di campagna si ritrova catapultato in un mondo moderno senza soste, cosi il nostro primate protagonista è stordito di fronte a tante strane e pericolose novità. E’ vero che al posto dei grattacieli ci sono alberi colossali e i loschi ceffi da strada qui sono sostituiti da strani alligatori, serpenti e tarantole, ma il procedimento narrativo è lo stesso. C’è addirittura l’immancabile scena dell’abuso inconsapevole di sostanze stupefacenti (qui dei funghi dall’aspetto invitante) con tanto di successivo bad trip allucinogeno.

Questa divertente trovata è la carta vincente di Ragobert. Il regista ha, infatti, il merito di lavorare un canovaccio lineare e già rodato per dare al suo film un’anima narrativa unica, necessaria per farlo spiccare da un genere, il documentario naturalista francese, abbastanza codificato. A differenza di opere come Il popolo migratore, Oceans e anche La marcia dei pinguini (la pellicola forse più vicina per intenzioni ad Amazonia 3D), il film di Ragobert sceglie di non negarsi una vita commerciale di successo. Puntando a un intrattenimento puramente cinematografico e guardando principalmente a un pubblico infantile (si vedano i tanti affettuosi omaggi che questo Libro della Giungla al contrario fa al mondo disneyano!) il film non si vergogna di presentarsi come un cartone animato reale, pronto anche per la grande distribuzione.

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Questa scelta materialista comunque non snatura il carattere di documento dell’opera. Amazonia, soprattutto grazie all’utilizzo del 3D, è una gioia per gli occhi e incanta per la maestosità delle immagini. Solo le scene girate sul Rio dell’Amazzoni rendono chiaro l’enorme impegno, anche scientifico, delle troupe. Ragobert, inoltre, non si nega nemmeno un finale impegnato, con una dura morale ecologista in cui è stigmatizzato, per l’ennesima volta, l’ingordo appetito spaziale dell’uomo. Amazonia 3D, quindi, con la sua anima favolistica rinchiusa in un corpo da documentario puro e duro, è il maggior spot per un nuovo modo (riuscito) di intendere e di vivere il genere. Amazonia 3D

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