VENEZIA 70 – Con gli occhi chiusi… Stop Frame!( 1)


La prima vera immagine della 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia è una “prova tecnica”. Sullo schermo della Sala Darsena compare un fermo immagine, l’inquadratura di George Clooney e Sandra Bullock in tute da astronauti, al lavoro nel (magnifico) Gravity di Alfonso Cuaron. Per un attimo questa lunga e infinita “prova tecnica” ci è parsa piuttosto una performance, involontariamente teorica, quasi a restituire alla retina quella fissità che sfugge continuamente…

Gravity Stop Frame

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La prima vera immagine della 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia è una “prova tecnica”. Sullo schermo della Sala Darsena compare un fermo immagine, l’inquadratura di George Clooney e Sandra Bullock in tute da astronauti, al lavoro nel (magnifico) Gravity di Alfonso Cuaron. Del film parleremo altrove, qui ci piace fissare l’attenzione su questa immagine persistente, su questo fotogramma di “prova tecnica 3D” che per circa una decina di minuti è rimasto, fisso, luminoso e dolcemente sfocato (per chi lo osservava senza gli occhialetti 3D), davanti agli occhi dello spettatore. E un sottotitolo: “Ricevuto, Houston”.

 

 

Prima di partire con il flussodelleimmaginicinema, tutto il cinema è sempre stato, ed è, una “prova tecnica”. C’è sempre qualche fotogramma fisso dentro la moviola analogica o nei software digitali. Fotogrammi da “pitturare” con gli effetti visivi in post-produzione, perché oggi (ma forse sempre stato così) il cinema è una tavolozza da pittore, che il regista e i suoi magnifici tecnici riempiono con le luci, i colori, le prospettive ed i corpi, come un quadro del Rinascimento italiano. Il cinema resta immagine, resta tante immagini fisse da “sequenziare” per creare l’illusione del mondo, della vita, forse del sogno. Un’immagine fissa che per tanto tempo “occupa” lo schermo non l’avevamo ancora mai vista in un Festival, e per un attimo questa lunga e infinita “prova tecnica” ci è parsa piuttosto una performance, involontariamente teorica, quasi a restituire alla retina quella fissità che sfugge continuamente, con la persistenza che ci inganna e ci regala l’illusione del cinema.

 

 

Il cinema è, sempre, innanzitutto un fotogramma, luci e corpi che si materializzano nelle 3Dimensioni. Siamo lì, guardiamo lo schermo, l’immagine fissa sembra (quasi) osservarci. “Ricevuto, Houston”, siamo pronti a tuffarci nell’ennesima ultima illusione….

(fc)

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