VENEZIA 70 – “Gerontophilia”, di Bruce LaBruce (Giornate degli autori)

Lake ha diciotto anni, una ragazza simpatica e ossessionata dalle icone femminili che secondo lei incarnano il concetto di rivoluzionario, una madre fragile e, soprattutto, un segreto: è attratto dagli uomini anziani. Quando trova lavoro come inserviente in una casa di riposo, quindi, non desidera di meglio. L’amicizia con un carismatico paziente nero, Mister Peabody, rivela presto la sua natura sessuale, e gradualmente ? durante il viaggio-fuga verso l’Oceano Pacifico ? quella sentimentale.

La definisce “commedia romantica” Bruce La Bruce, il regista che con questo film ha voluto scostarsi dai toni pornografici e provocatori che caratterizzano la sua filmografia. E, nel farlo, ha scelto un tema scomodo, ribadito anche nel titolo e accentuato dall’omoerotismo caro al suo immaginario artistico. Quasi una goliardica sfida con sé stesso e un modo per dimostrare che la poesia si annida negli anfratti più insospettati, persino negli amplessi fra un diciottenne e un ottantaduenne, nello sguardo feticistico che si posa sulle rughe dei vecchi nella casa di riposo e si sublima nell’automasturbazione estatica in cui l’attrazione trova sempre diritto di esistere. La Bruce vince la sfida e va oltre ciò che si era prefisso: “Gerontophilia” è molto più di una commedia romantica. È un gioiello che fonde romanzo di formazione, attimi grotteschi e kitsch da porno d’autore, dialoghi serrati e mai banali da commedia brillante. Si avvale di un impianto on the road alla “Lolita”, in cui però i ruoli vengono ribaltati e il legame diventa omoerotico. Ricorda “Harold e Maude” nella storia, “La moglie del soldato” nei toni, in quell’inseguimento di un amore che desta imbarazzo ancora prima di venire compreso. Ciò che distanzia “Gerontophilia” dai due film che lo hanno preceduto, però, è tutt’altro che accessorio: per Lake l’età di Mister Peabody è un incentivo anziché un deterrente. Eppure la morbosità esplicita di tale pulsione non inficia la delicatezza del film; al contrario, è la commistione di scabroso e romantico a renderlo impeccabile. Gli abbracci nudi fra due pelli diverse, per elasticità e colore, dopo paesaggi che scorrono al di là del finestrino dell’auto. Gli inaspettati bronci di gelosia da parte di chi è più giovane e bello. I racconti di Mister Peabody sul suo passato, ascoltati da Lake con ammirazione e trasporto. E Mister Peabody ammalia anche noi, mentre scorgiamo tracce di dolore in quell’ironia irresistibile che permea il film e che, insieme a Lake, ci fa innamorare.

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Un commento

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    Un problema attuale,che si dovrebbe discutere,e risolvere se si tratta di una malattia,