VENEZIA 70 – Incontro con Philippe Garrel, Louis Garrel, Anna Mouglalis (La Jalousie)

philippe garrel
Philippe Garrel in concorso alla 70 Mostra del Cinema di Venezia, presenta la sua formula d'amore con il film La Jalousie: «Da giovane intendevo il sentimento amoroso come un malinteso felice. Da adulto, il malinteso diventa infelice». Nel racconto filmico l'arte non si "sporca" con la morale, ognuno tradisce l'altro con assidua reciprocità. Ma nessuno è colpevole perchè feriscono senza volerlo.

Con La Jalousie, il regista Philippe Garrel si chiede se può ancora esistere un cinema di poesia: «Nonostante il caos delle immagini, credo si senta ancora il bisogno di quel cinema che aiuta a vivere». Presentato in concorso alla 70 Mostra del Cinema di Venezia, La Jalousie è «Un film da vivere che ci aiuta a vivere».

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Philippe Garrel, nel suo film il personaggio di Claudia (Anna Mouglalis) sembra assumere un ruolo darwiniano: lascia il ragazzo fragile e povero per l'uomo sicuro e ricco. Non le sembra una visione che offende l'universo femminile, l'emancipazione della donna?

Non si può confondere l'arte con la morale. Confondendo le due sfere, si rischia di perdere la rotta. Forse, come molti uomini, anche io lotto contro la mia misoginia, ma l'arte non distingue i buoni dai cattivi. Non sono certo i buoni sentimenti a rendere un film "bello". 

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Questo film è stato scritto da lei assieme ad un altro uomo (Marc Cholodengo) e due  donne, tra cui Caroline Deruas-Garrel. Come hanno contribuito singolarmente e come avete cooperato alla sceneggiatura?

Tornando al discorso sull'universo femminile, potrà stupire ma le scene, diciamo così, più misogine, sono state scritte proprio dalle donne. Capita a volte, che sono io ad assumere un altro tipo di atteggiamento, più femminile, se così si può dire, ma si è trattato comunque di una comunicazione corale. Abbiamo lavorato anarchicamente nel disegnare i profili dei personaggi, e poi abbiamo messo insieme i pezzi. L'arte significa anche questo: liberare la comunicazione uomo-donna.

 

Nel film, ogni personaggio viene ferito e ferisce a sua volta. Chi è allora la vittima e chi è il carnefice?

Louis Garrel: Non si può distinguere obbiettivamente quando si ha a che fare con i sentimenti. Tutti si feriscono vicendevolmente ma senza volerlo, dunque nessuno è realmente colpevole.

Anna Mouglalis: Per quanto riguarda il mio personaggio, posso dire che si tratta di una donna libera, che vuole sedurre e che ascolta il proprio istinto sessuale. Inizialmente ho studiato per Claudia un tipo d'approccio aggressivo, mascolino. Ma Philippe non voleva questo, per cui mi sono dovuta ammorbidire.

Philippe Garrel: Le donne ci aiutano a vivere la nostra esistenza. Io volevo liberare la libido femminile, che può tormentare o essere tormentata come quella maschile. Ciò che ho voluto mostrare è la parte oscura delle donne. La loro complessità sesseuale, ancora oggi taciuta e nascosta.

 

Anna, il suo personaggio sembra avere paura. Può dire cosa teme Claudia?

Anna Mouglalis: Io non parlerei solo di paura. Chiaramente teme l'abbandono, proietta i suoi fantasmi, ma forse ciò che muove il suo vivere è la voglia di liberarsi dal giudizio. 

Philippe Garrel: Siamo di fronte ad una coppia che vive un uguaglianza di intelligenze: i personaggi sono molto vivi, ma anche falsi, fittizi. Per il personaggio di Anna hanno contribuito tutti improvvisando, volta per volta. Un'improvvisazione continua che non riuscivo e non volevo frenare.

 

E questa improvvisazione non è stata mai domata?

Poco prima che iniziassi a girare il film, mio padre è venuto a mancare, come anche il padre del compositore Jean-Louis Aubert, che ha curato la colonna sonora per questo film. Ebbene, mentre ero lì a filmare e li vedevo improvvisare, sentivo che ero io stesso a trasmettere loro le mie emozioni e non ho esitato. Stavo male, è vero, ma poi anche sentendo la canzone che Jean-Louis stava componendo, sembrava fatto tutto su misura per questo film. Così ho girato velocemente, come facevano Truffaut, Godard e Renoir. E' una storia semplice, un film per vivere, che ci aiuta a vivevere. Spesso mi chiedo, anche con i miei figli, se c'è ancora la necessità di questo genere di cinema, del cinema di poesia. Non dico che bisogna infilarci Rimbaud nell'immagine ma gli artisti hanno voglia di vivere e dovono trasmetterla. Oggi vedo alcuni film che mi fanno venir voglia di morire…

 

Ma se tutti tradiscono, allora non ha più senso parlare di fedeltà?

Fedeltà?? Beh io vedo donne libere, indipendenti e molto ambiziose. Coppie separate con bambini più ambiziosi degli altri. la monogamia poi è una regola di condotta condivisa ma è anche pressante. Oggi si è creato un cortocircuito con tutto questo, perchè si comincia una relazione per amore, solo per amore.  Non credo che esistano persone infedeli per natura, ci sono anche coppie che stanno insieme tutta la vita e lo trovo magnifico.

Louis Garrel: E va aggiunto che ci sono donne sposate non per amore ma per interesse. Come gli uomini. 

Philippe Garrel: Gli attori poi, sembrano essere i pionieri del non vivere stabilmente un sentimento, la vita di coppia…ma il mondo gira così, che vogliamo farci? Non confondiamo amore, arte e filosofia.

 

Ma lei nel film parla d'amore, anche filiale? La parola "gelosia" si sente solo in relazione alla figlia del personaggio che interpreta Louis.

Sì, e lo faccio perchè ormai non c'è più possibilità di parlare d'amore, non ci sono più le parole. Comunicare ormai sembra solo fare del male, e io faccio arte per respirare. Quando ero giovane la mia formula d'amore era un malinteso felice, dove solo con i gesti potevi esercitare violenza sull'altro. Da adulto, questo si è trasformato in un malinteso infelice, dove anche le parole possono ferire e traumatizzare.

 

 

 

 

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