VENEZIA 70 – "Lenny Cooke" di Bennie Safdie e Joshua Safdie (Giornate degli autori)

Lenny CookeUna promettente strada priva di traguardo, una promessa di successo non mantenuta: questa la storia di Lenny Cooke, nascente e splendente stella del basket che all'età di diciannove anni decide di lasciare la scuola per seguire il sogno dell'NBA, entrando in competizione con i futuri professionisti LeBron James, Amar’e Stoudemire e Carmelo Anthony. L'NBA in America è sinonimo di ricchezza, che a sua volta vuol dire riscatto per  quei ragazzi che provengono da condizioni economiche e sociali difficili. Nel 2001 Lenny si allena già lontano da casa, per tentare poi nel 2002 le fatidiche selezioni.
I fratelli Safdie accompagnano il giovane Lenny per un arco di tempo di oltre dieci anni, dalle speranze giovanili iniziali coltivate nei sobborghi di Brooklyn e condivise con amici, parenti e sostenitori, passando per le dirette tv delle selezioni NBA vissute prima da spettatore poi da protagonista, e ancora i primi allenamenti fuori casa, fino al dopo, alla festa di compleanno dei suoi trent'anni, dove Lenny è ormai un uomo grasso, lucidamente rassegnato, apparentemente non arrabbiato. 
Un documentario in forma in diario, cresciuto insieme al protagonista. Momenti pubblici, privati, interviste, chiacchierate. È come se all'inizio, oltre alla pura documentazione, i registi tifassero per la futura stella per poi reagire agli sviluppi della storia in modo stupito, interessato ma soprattutto divenuto maturo, vissuto. Il brusco passaggio alla maturità lo si trova anche nei mezzi tecnici: se nella prima parte le immagini risentono di una certa amatorialità dei mezzi, nell'ultima parte la qualità dell'immagine migliora, le sequenze si allungano, si spia di più e si sogna di meno; per convogliare in una sequenza finale al confine tra il passato e il futuro, l'onirico e il reale con la macchina cinema stessa che si ritaglia una porzione di spazio e di tempo.
Metafora del sogno americano, la promessa del successo di fama e denaro viene mutuata dai format dei quiz televisivi dove uno stupido errore, una palla che non entra nel cesto, al pari di una risposta sbagliata, determina il game over. Anche le selezioni dell'NBA hanno assunto la forma dello spettacolo televisivo, da guardare sul divano. È un sogno che fa anche paura, più volte si riflette sul rischio di sperperare il denaro male e troppo in fretta, oppure si pensa a quanto tempo e fatica bisogna dedicare a uno sport che a certi livelli chiede in cambio la vita.
Con questa parentesi documentaristica, i newyorchesi Safdie si allontano dalla loro precedente produzione, realizzando un'opera presentato al Tribeca Film Festival, ed evento speciale nelle Giornate degli Autori alla 70a Mostra del Cinema di Venezia.