VENEZIA 70 – "Trespassing Bergman", di Jane Magnusson, Hynek Pallas (Venezia classici – Documentari)

«Il problema per qualunque scrittore, regista, artista che sia, è liberarsi dall'ombra lunga dell'influenza del padre», per dirla alla Harold Bloom.

Due critici cinematografici svedesi s'improvvisano registi 'per amore, solo per amore' di Ingmar Bergman. Danno vita ad un documentario che riflette su l'autore e i suoi fantasmi attraverso gli occhi di artisti/ 'figli' contemporanei.

Molti nomi importanti per una fiera dell'ovvietà commenterebbe il distratto osservatore. Ma 'è difficile rendere complicate storie semplici' (Michael Haneke). Ragioniamo. Di Bergman si sa tutto o quasi tutto ormai (per quanto sia impossibile penetrare pienamente una personalità così complessa e strutturata), i due 'registi' sono però abili a creare un plot complicato (analisi delle tematiche bergmaniane tramite point of view individuali) partendo da quello conosciuto (vita di Bergman)

Due set.

Fårö. Isola/scoglio. 80 miglia nautiche dalla costa svedese. Natura selvaggia. In un paesaggio spettrale, la casa/covo degli ultimi quarant'anni del cineasta. Tolte le scarpe, con rispetto reverenziale si muovono tra gli ambienti, John Landis, Michael Haneke, Claire Denis, Tomas Alfredson, Daniel Espinosa, in quella che Alejandro Iñárritu definisce la mecca o il vaticano del cinema. 'El centro'.

Poi Woody Allen, Martin Scorsese, Ridley Scott,  Takeshi Kitano, Ang Lee, Zhang Yimou, Wes Anderson, Lars Von Trier, Vinterberg ripresi 'alla bergman' nelle abitazioni, studi, teatri.

Landis scopre la comicità dei film bergmaniani attraverso la risibilità della famosa partita a scacchi con la morte ne Il settimo sigillo. Allen cerca Monica ed il desiderio spinto dall'immaginario erotico, trova l'indagine psicoanalitica intrisa di filosofia tedesca. I suoi sogni somigliano alle immagini onirico-horrorifiche de Il posto delle fragole. Ancora Claire Denis ripensa alle inquadrature intime ed estreme di Monica e il desiderio come lotta interiore tra ciò che si è e ciò che si da l'impressione essere (tutte le donne delle sue sceneggiature in fase iniziale si chiamano Monica). Per Yimou: «faceva con la telecamera tutto ciò che non era lecito» e Fanny e Alexander descrive compiutamente la società contemporanea. Haneke si specchia nella lotta tra un primitivismo precristiano, pregno di miti nordici ed una pesante eredità cattolica, rileggendo La Fontana della vergine. Kitano vede per la prima volta Bergman nell'illusione di trovare un film porno, scopre poesia e silenzio (Persona e l'inquietante solitudine de L'ora del lupo). Scott indica le perfezioni tecniche quasi impossibili ai tempi de Il posto delle fragole. La musa di Lynch si è ispirata a Liv Ullman. Lars V T ha tutta una sua teoria sulla casa Fårö e su come il regista impiegasse il suo tempo, lì. Con sarcasmo, criticabile, per chi non apprezza, cerca di uccidere il padre, ma è commosso ricordando Il posto delle fragole. Espinosa trae spunto per un'analisi sociologica della società svedese attraverso Scene da un matrimonio, ricorda ci fu un'impennata dei divorzi. Iñárritu avverte la presenza del regista svedese tra gli oggetti dello studio. Trova appunti, parole e considerazioni, tra cui: "Fear fear fear".

Paura di cosa?

In Trespassing Bergman, presentato a Venezia 70, emergono, di questa figura mitica, ansie e paure che la fama non è riuscita a sopire.

Fårö si fa immagine speculare del rivoluzionario svedese. Dell'isola Bergman diceva: «si ha l'impressione di entrare in un mondo che è esterno del quale non siamo che una minuscola particella. Come sia accaduto non lo so…ora credo che la mia vita abbia nuovamente delle radici». Luogo solitario, perchè «tutti i registi fondamentalmente sono soli ed hanno bisogno di solitudine» (Iñárritu)?. Rappresentazione esteriore di un mondo interiore e complesso. Come il castello di Bollingen, sul lago di Zurigo, per Jung, così Fårö sul Baltico per Bergman, proiezione di un'intimità prorompente. Isola-Casa-Rifugio dai tetri demoni ed al contempo Insomnia da essi indotta.«Vedere un film di Bergman è fare un percorso a più livelli, ogni volta è andare ad un livello superiore» (Scorsese), per salire si è messo in gioco completamente, scendendo all'inferno e bruciandosi. Il suo un mondo intriso di mistero e magia. 'Atto finale' che ci conferma questo? Il ricordo di Thomas Vinterberg che lasciamo allo spettatore cercare, per non rovinargli il gusto della scoperta…