VENEZIA 71 – Luisa Ranieri, madrina normale. Il ricordo più bello? Con Antonioni

luisa ranieri

"Galeotto” fu Leonardo Pieraccioni che la scoprì. Da lì sono seguite collaborazioni importanti con autori come Pupi Avati, Capuano, Salemme, molta televisione e in tanti lavori di fiction, conduttrice, e soprattutto tra i volti maggiormente impegnati contro la violenza sulle donne. La madrina del Festival si racconta

luisa ranieriGaleotto” fu Leonardo Pieraccioni che la scoprì (ne Il principe e il pirata). Da lì sono seguite collaborazioni importanti con autori come Pupi Avati, Capuano, Salemme, molta televisione (con Adriano Celentano a Rockpolitik) e in tanti lavori di fiction, conduttrice, e soprattutto tra i volti maggiormente impegnati contro la violenza sulle donne. Fino a essere domani la padrona di casa, come madrina d’eccezione della 71esima Mostra di Venezia.  Insomma una “Buona Stagione”, in tutti i sensi.  

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Come ti senti?

Come carattere sono timida. Sto vivendo mille emozioni, incredulità, stupore, ora prevale la paura di un palco prestigioso che mi sta levando il fiato. Sono sempre critica con me stessa, non mi risparmierò, ma nello stesso tempo vivrò tranquillamente questa esperienza, in una veste glamour e più leggera.

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Poi ci sarà anche tuo marito Luca Zingaretti, anche come produttore, in Perez di Edoardo De Angelis

È un mix che ho messo insieme io (ride, ndr).Sono felice che il film sia stato scelto per essere presentato qui. Edoardo è un autore che ha un suo punto di vista molto interessante, che vale, incuriosisce. Ho lavorato con lui in Mozzarella Stories, riscoprendo Napoli. Girare lì è come essere a Rio de Janeiro. Tutti i conflitti sociali sono più evidenti, è un laboratorio di idee a cielo aperto, dove pittori, artisti, cercano di raccontarla nelle sue tante inquietudini interne, ma è una città che ti sa regalare anche delle morbidezze, dove puoi trovare di tutto, è l’Italia all’ennesima potenza.

  

Al cinema, così come in televisione, hai spesso ricoperto ruoli diversi, talvolta anche sensuali. Ti rispecchi certe volte in quello fai.

Pensando al lavoro che avevo fatto su Maria Callas (Callas e Onassis, ndr) in quel caso l’interesse era far rivivere un personaggio storico, lontano da me, ma in generale quando prendo parte a un progetto lo vivo pienamente, per poi non pensarci più e distaccarmene quasi completamente.

  

Non dirmi che successe anche dopo il lavoro con Michelangelo Antonioni in Eros (episodio “Il filo pericoloso delle cose, ndr), che fu presentato al Lido esattamente 10 anni fa…

No! Anzi, è un’esperienza che non ti scrolli di dosso facilmente, un po’ come andare sulle montagne russe. Accettai quella parte tramite un contatto avuto con Tonino Guerra. Con Antonioni fu un incontro importante, magico, umanamente e professionalmente. Ho conosciuto un regista geniale, ma soprattutto la sua forza di volontà oltre il limite fisico, tanto da farsi legare al dolly per vedere di persona il girato, senza voler delegare mai gli altri, con un gusto dell’immagine incredibile. Era il mio secondo film e forse non ero ancora pronta per qualcosa di così forte, ma ha rappresentato una grande scuola, facendomi pensare riguardo alla grandezza di certi autori.

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