#Venezia 73 – Pets – Vita da animali di Chris Renaud e Yarrow Cheney

Se mentre si guarda Pets si ha l’impressione di aver già visto tutto probabilmente è vero. I padroni escono di casa e gli animali iniziano una vita propria, viene adottato un nuovo cane ed il vecchio è geloso, cerca di sbarazzarsene però poi si pente e si diventa tutti amici. Gli intrecci della trama ricordano su tutti i fronti Toy Story e l’intero filone d’animazione a seguire, ma quello che è incredibile è che allo spettatore non interessa. Infatti tutta la narrazione, evidentemente non curata e studiata con così attenzione, passa in secondo piano rispetto a quello che è il vero obbiettivo del film: i personaggi.

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pets vita da animaliI piccoli protagonisti vengono umanizzati portandosi dietro ognuno le proprie peculiarità che li avvicinano così tanto alla vasta fauna di cui è composta la società degli uomini che ci si dimentica che siano animali. E proprio su questo si fa leva per costruisce un divertimento assolutamente fine a se stesso. Non c’è alcuna voglia di impartire lezioni morali e di creare un grande cinema alla Pixar, ci si accontenta di un intrattenimento leggero e frivolo che alla fine viene ripagato. Ridono gli adulti, rideranno i bambini con il coniglio gangster ed il falco convertito al buonismo, con gli stereotipi sulla differenza tra cani e gatti e sugli animali che popolano le fogne di New York.

La tanta azione che si vede in Pets è tutta a loro servizio, per permettere ad ogni animale di fare il loro personale show e poi sparire dalla scena. A volte questo è anche troppo accentuato mettendo in un angolo l’intera premessa iniziale del film ma l’obbiettivo era evidentemente quella di creare un prodotto commerciale simile a quello che ha reso così popolari le strane creature dei Minions. Forse questi personaggi non diventeranno così iconici, né tantomeno possono aspirare a competere con i classici dell’animazione, ma faranno divertire comunque il pubblico di ogni età.