#Venezia73 – “Tutte le cose che faccio hanno una forma ideale”. Incontro con James Franco

Con In Dubious Battle, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck Franco fa il suo ritorno al Lido, nella neo sezione Il cinema nel giardino

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Con In Dubious Battle, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck, Franco fa il suo ritorno al Lido, nella sezione Il cinema nel giardino. Un progetto impegnativo quello della riduzione del non notissimo romanzo dello scrittore californiano e anche l’incontro con il regista – attore spesso si focalizza proprio su questi argomenti.
Sollecitato dalle domande James Franco ama parlare molto del suo lavoro e soprattutto quando gli viene chiesto come è stato lavorare all’adattamento del romanzo: Io sono un appassionato lettore e quando ho cominciato a fare cinema ho In dubious battle, Francoiniziato ad adattare molti libri, quelli che mi piacevano, soprattutto della letteratura americana. Ho capito che quel lavoro poteva cambiare la mia vita cinematografica e soprattutto conciliarla con la mia vita accademica. Ho fatto anche un lavoro di adattamento di Faulkner che in realtà è stato molto più facile di questo. Oggi devo dire che sento molte affinità personali con il lavoro di Steinbeck. Venezia è stata sempre molto buona con me. Questo romanzo è stato scritto da Steinbeck nello stesso periodo di Uomini e topi e con Furore costituisce una trilogia su quella particolare zona della California in cui sono ambientati i racconti. Al centro del racconto vi è il conflitto che nasce dai lavoratori che si sentono sfruttati. Un conflitto che si prestava molto per essere raccontato al cinema.
Questo film ha anche dimostrato un mutamento sotto il profilo formale del suo cinema e a questo proposito aggiunge: E’ evidente che in questo conflitto vi sia una componente politica e anche una diversa ricerca formale rispetto ai miei film precedenti. In dubious battleQuanto alla componente politica in Steinbeck c’è, ma è minore di quella che si sarebbe sentita in Furore. Quando lo scrittore scrisse questo romanzo ancora non era così motivato, non aveva ancora visto i lavoratori nei campi dell’Oklahoma. Questo libro racconta il conflitto dell’uomo con se stesso. Guarda alle due facce della stessa medaglia. Ma quando si scrive un film viene spontaneo prendere le parti del più debole ed è quello che ho fatto. Proprio concentrandoci su questo conflitto abbiamo forse valorizzato la parte formale del film. Abbiamo per esempio raccontato le storie dei personaggi minori.
Il film di Franco appare in qualche modo più grande delle sue opere precedenti e anche a questa domanda il regista risponde guardando al suo cinema del passato: quando ho iniziato a fare film mi concentravo solo su un personaggio. Poi i personaggi crebbero di numero. In quest’ultimo film non dovevo dirigere cinque personaggi, ma centinaia e questo è stato un lavoro davvero stressante. Ma l’importante è che tutti abbiamo creduto in questa storia restando fedeli al romanzo di Steinbeck.
Un parallelo tra l’ieri e l’oggi. Tra i tempi di Steinbeck e quelli di oggi. Secondo il regista le posizioni del romanziere mutarono soprattutto dopo Furore. Oggi i nostri leader non amano molto le classi dei lavoratori. Comunque fin quando ci saranno pochi che detengono la ricchezza le cose non potranno cambiare.
Da grande appassionato di letteratura e da insegnante di cinema, anche in una scuola da egli stesso fondata, non crede che i giovani, tranne quelli che si laureano in letteratura, conoscano il romanzo e gli altri libri dello scrittore californiano. Ma per per quanto mi riguarda – aggiunge – sono la mia passione e quando ho capito cosa volevo fare ho anche capito che dovevo fare ciò che mi piaceva di più. In dubious battle, Venezia 73Facendo questo lavoro con il cinema mi trovo bene, mi piace.
James Franco è un artista poliedrico scrive, recita, dirige, e fa molto altro: Faccio molto e il lavoro che faccio credo che sia tutto parte di un progetto. È vero che spesso si ha il timore di fare per paura di non essere compresi o che la gente pensi che quella particolare cosa non sia fatta con attenzione e che in fondo un attore forse non dovrebbe farla. Spesso la critica può essere dolorosa e ti può schiacciare. Ma bisogna continuare. A volte vorrei avere un alias affinché la gente non guardi a quelle cose come se fossero state fatte da un attore. Ma devo dire che ogni cosa che faccio ha una forma ideale.

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