#Venezia72 – “I miei vicini sono case vuote” – Incontro con Tsai Ming-liang

Durante l’incontro, Tsai Ming-liang parla dell’accoglienza veneziana, del suo rapporto con il cinema e i musei e su ciò che farà in futuro.

Dopo il passaggio quasi nascosto, ma accolto con entusiasmo e partecipazione, del bellissimo Na ri xiawu, Tsai Ming-liang incontra il pubblico nell’ultimo giorno del Festival. L’attore Lee Kang-sheng non è potuto venire a causa di problemi di salute.

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“È la seconda volta che vengo messo fuori concorso a Venezia – esordisce Tsai –  sempre per film strani. Avrei partecipato volentieri alla competizione ma non me l’hanno lasciato fare. Perché Na ri xiawu è molto particolare, non lo puoi mettere dentro ad un cassetto di genere. In questi giorni i giornalisti mi chiedevano “Che cos’è? Un film, un documentario?” e  io rispondevo che è cinema. Negli ultimi due anni mi sono divertito di più a fare cinema, non mi sforzo, è naturale, specialmente i corti della serie Walker. Devo ringraziare il pubblico di Venezia perché è il più caloroso che ho mai incontrato. Ho sempre bisogno di connettermi ad un pubblico mio pari, al mio livello. Forse in Asia la gran parte del pubblico è legata al mainstream, ma esiste un pubblico particolare, più riflessivo, legato ai ragionamenti sullo sviluppo del cinema, e non solo al suo guadagno. Nonostante non goda di ottima salute in questo periodo sono venuto lo stesso, perché è uno dei pochi festival che può dar voce a questa opera. Quando sono stato alla premiere ho ricevuto talmente tanto calore e abbracci che mi ha ricaricato, mi viene voglia di girare di nuovo film“.

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Un giornalista gli domanda come mai egli rida così spesso, durante le interviste e nel film, mentre i personaggi del suo cinema non lo facciano mai. Tsai risponde: “Il cinema viene dalla vita, e nella vita vi sono aspetti seri e aspetti leggeri. Io affronto il cinema con una certa serietà, il cinema deve fare qualcosa, agire, non solo intrattenere. Quando creo mi sento un chirurgo, le operazioni che ho davanti non sono cose da poco, sono importanti. Adesso con l’età mi scivola un po’ più addosso. Ma viene tutto dal mio cuore. Vorrei essere in grado di dipingere un film, come i pittori dipingono quadri, seguendo il mio istinto”. Prosegue poi parlando della genesi del film: “Viviamo a fianco a queste macerie, non ho vicini, i miei vicini sono case vuote. Na ri xiawu nasce grazie a Stray Dogs. Quando siamo stati premiati a Taiwan ho deciso di non mandarlo nelle sale ma nei musei. Un editore mi ha chiesto di scrivere un libro su film, ma non volevo mettere solo il copione, in sé abbastanza scarno, e ho deciso di inserire la trascrizione di una conversazione con Lee. Era molto difficile per me conversare con lui, è taciturno e ci conosciamo da troppo tempo. Così gli ho chiesto di essere disponibile per delle riprese, con degli operatori presenti, per fare in modo che non potesse scappare! Il testo è stato pubblicato e mi è piaciuto, ma mi è piaciuto anche il risultato cinematografico e ho deciso di farci un film”.

Tsai Ming-liangTsai passa poi a raccontare del suo rapporto con il cinema asiatico: “Non mi piacciono i film commerciali che imperversano sul mercato asiatico, mi annoiano e quindi come posso farli? Ciò che devo affrontare è la sopravvivenza, come posso realizzare i film che mi piacciono? Ciò che cerco di chiedere è: si può tornare a una certa artigianalità? Come creare però? Bisogna attirare investimenti, la tua opera deve essere vista, usata e distribuita. In Europa sono tranquillo, ma in Asia devo sforzarmi di trovare un diritto di esistenza, lo devo creare io. Le mie opere sono fortunate perché nel mondo dell’arte asiatico mi conoscono e apprezzano, molto più che nel cinema, per questo mi sono creato una piccola possibilità d’esistere, che è quella dei musei. Quando mi sono connesso al mondo espositivo museale si è creata un’alchimia, i miei esperimenti vengono corrisposti. In questa sede mi piace condividere una sensazione. E anche dal punto di vista del profitto, ho guadagnato di più proiettando Stray Dogs in un museo nella Cina continentale che non vendendone i diritti cinematografici”.

Circa gli spettacoli teatrali, paralleli alle opere cinematografiche come stile e con l’immancabile presenza di Lee Kang-sheng, Tsai precisa che non ha intenzione di farne una versione filmata, perché la loro fruizione è esclusivamente dal vivo. Tuttavia, le condizioni di salute di Lee non gli permettono troppi spostamenti al di fuori di Taiwan, e le uniche rappresentazioni europee sono state per ora a Vienna e Bruxelles. Tsai chiude il suo intervento commentando una frase che pronuncia in Na ri xiawu: “Cosa penseranno le piante di noi? Mi piace ogni oggetto in questo mondo, ogni cosa. In particolare da quando mi sono ammalato, molte cose mi sembrano prossime a essere perse. Spero che i giorni che mi rimangano non siano consumati solo a fare cinema, è faticoso. Mi piacerebbe avere più a che fare con rane, farfalle, piante, insetti, è più rilassante, più divertente“.

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