#Venezia72 – Le bestie senza patria di Cary Fukunaga

Distribuito dalla Netflix, intervenuta in fase di lavorazione solo alla fine del montaggio, il primo film presentato in concorso è diretto da Cary Fukunaga, il regista della prima stagione di True Detective. Un progetto accarezzato da 10 anni, ovvero da quando a Fukunaga un amico regalò il libro di Uzodinma Iweala. “Rispetto al libro ho cercato di curare maggiormente il contesto politico dell’azione. Non vi erano riferimenti espliciti alla Liberia, ma io da questo punto di vista ero molto preparato perché all’università ho studiato Scienze politiche e i conflitti nei Paesi del neocolonialismo li conoscevo molto bene. Nella versione cinematografica abbiamo inserito maggiori dettagli sulla guerra e sulla fazioni coinvolte. Ma anche sui personaggi abbiamo cambiato molto: ad esempio il comandante interpretato da Idris Elba è stato ispirato all’ultimo sopravvissuto di una gang che ho conosciuto ad Haiti. E poi rispetto al romanzo ho cambiato il destino del personaggio”

Uno degli elementi più forti di Beasts of no Nation è la recitazione del ragazzino protagonista Abraham Attah, seduto accanto a Fukunaga durante la conferenza. Un giorno mentre giocava a calcio a scuola è stato notato da un uomo della produzione che gli ha chiesto di fare un provino. La preproduzione del film è durata 4 settimane durante le quali sono stati visionati i provini di circa 500 bambini. Molti di loro provenivano direttamente dalle esperienze di guerra in Liberia. “All’inizio questo ci spaventava – ha detto il regista – nel senso che non volevamo far riemergere dentro questi ragazzi i traumi della guerra. Ma presto abbiamo capito che l’intensità di un film è molto diversa da quella che si respira su un set durante le riprese. Anche la scena più violenta mentre viene girata può essere divertente, perché tutto durante il backstage diventa frammentato.”

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Molti giornalisti fanno notare eventuali riferimenti alla contemporaneità sul tema dell’arruolamento dei bambini di Beasts of no Nation. L’esempio più citato è quello dell’Isis. “Le analogie ci sono ma riguardano l’Isis come qualsiasi altra forma di infrastruttura che domina la mente dei bambini. Mi interessava questo aspetto della propaganda, mentre ho voluto mettere da parte il più possibile la questione religiosa”.