#Venezia72 – Milano 2015. I volti e i luoghi di una città che cambia

L’opera collettiva Milano 2015 convoglia le varie prospettive tramite le quali sei personaggi estremamente diversi, ossia il cantante Elio, Roberto Bolle, Silvio Soldini, Walter Veltroni, Cristina Capotondi e Giorgio Diritti osservano la città ed offrono la propria visione su di essa, sulle sue tradizioni e contraddizioni, e sui suoi luoghi rappresentativi. L’ideatrice del progetto Cristiana Mainardi, sottolinea l’importanza di Milano 2015 per rintracciare e documentare i segni di una città che cambia, ed al contempo “ritrovare il senso della civitas, della comunità, bisogno sottolineato da Ermanno Olmi nel 2013, in occasione della proiezione del suo documentario, all’epoca ignorato, Milano 83”. A seguire, raccontando del proprio personale rapporto con la città, ognuno degli artisti coinvolti nel progetto ha esplicitato cosa lo abbia portato a rappresentare un determinato luogo o personaggio che ne definisca l’identità in evoluzione. Giorgio Diritti, che con Cielo ci racconta la vita di tre suore di clausura,  afferma come “non vivendo a Milano, questo corto mi ha offerto un’occasione per meravigliarmi, mi ha dato modo di scoprirla. Devo dire che è stata una sorpresa riscoprire una città che ricordavo grigia, ed è divenuta luminosa”. Il danzatore Roberto Bolle, che con il suo La fabbrica dei sogni ci mostra i backstage e i preparativi al teatro la Scala, afferma che l’esperienza della regia “è arrivata senza averla cercata, ma è stata interessante, molto intensa. Ho avuto carta bianca per ritrarre la Scala, luogo che conosco molto bene, e dare una mia visione dell’anima di questo teatro storico”. L’attrice Cristina Capotondi, presentando il suo Solferino 28, che mostra una giornata di lavoro al Corriere della Sera, rivangando l’anniversario della liberazione del giornale da parte di due giovani partigiane, sottolinea il suo “desiderio di rappresentare un’eccellenza milanese. Da studentessa di Comunicazione, quale ero le prime volte che sono venuta a Milano e sono entrata nella sede del Corriere, volevo vedere questa grande istituzione”. Il tono enfatico della Capotondi è contraddetto dal cantante Elio, che presentando il suo corto La capitale morale si dice invece “molto preoccupato per quello che sta succedendo alla città, per il suo cinismo, la sua indifferenza, mentre molte persone continuano a parlare di una Milano che era e non c’è più”. Nel suo Tre Milano, Silvio Soldini intreccia i racconti di tre personaggi diversi: un tranviere, un artista, e una ragazza eritrea rappresentante delle cosiddette “seconde generazioni”. “Sono partito da tre persone diverse, che svolgono attività diverse, e seguono percorsi che attraversando la città mi hanno permesso di mostrarla. Così ho potuto intrecciare i vari fili per capire che cos’è Milano oggi”. In conclusione Walter Veltroni presenta il suo Magica e veloce, che mostra la coesistenza dell’ultramoderno grattacielo in costruzione City Life, con un simbolo della tradizione popolare come il Velodromo Vigorelli: “volevo documentare il cambiamento radicale di Milano, e non solo architettonico, ma nello spirito della città. Milano oggi è più aperta, più inclusiva, è una città in mutamento positivo. In questo senso il Velodromo Vigorelli, che resiste incastonato in un luogo della città circondato da grattacieli, diviene metafora di una città che sa far convivere la proiezione verso il futuro con la coscienza della propria storia”.