#Venezia72 – Remember, di Atom Egoyan

Dobbiamo forse abbandonarci all’idea che Atom Egoyan non tornerà più a essere l’ispirato autore de Il dolce domani e Il viaggio di Felicia. Capace a volte di interessanti incursioni sui fatti di cronaca (Devil’s Knot) o di divagazioni sul thriller erotico (Chloe), da alcuni anni appena prova ad alzare il livello delle ambizioni frana pesantemente su operazioni cerebrali o totalmente discutibili. Come quest’ultimo Remember, che si candida a essere forse il suo film peggiore. Zev è un vecchio ebreo di quasi novant’anni che ha da poco perso la moglie Ruth. Vive in una casa di cura e soffre di demenza senile, al punto che per ricordarsi eventi e azioni recenti è costretto ad appuntarsi tutto su dei fogli di carta. La sua amnesia riguarda anche un compito che si era prefissato all’indomani della morte della moglie e che l’amico Max, anch’egli ebreo e malato, gli ricorda: andare alla ricerca del tedesco delle SS che ha sterminato le loro famiglie ad Auschwitz prima di fuggire in America. Zev ha una lettera scritta da Max dove ci sono tutte le istruzioni da compiere per fuggire dall’ospedale, acquistare una pistola e mettersi alla caccia del boia. Inizia così un viaggio verso una vendetta che nasconde una rimozione profonda e un segreto scioccante.

Egoyan firma un film-trappola dalla morale inaccettabile e dalla costruzione disonesta. Che opera voleva fare il regista di Exotica? Una riflessione intimista e autoriale sulla memoria e sulle amnesie della Storia? Un thriller? Un dramma psicologico? Non lo sappiamo. Forse tutte queste cose insieme, anche se la sceneggiatura di Benjamin August si rivela soprattutto strutturata per una lettura di primo grado, senza sfumature né increspature capaci di creare sguardi obliqui o punti di fuga. Il “ricordare” di Egoyan si riduce in una prevedibile vendetta finalizzata all’annientamento del nemico e a una divisione manichea tra buoni e cattivi ideologicamente molto discutibile. Tutto qui: una sovrastrttura senza conflitto che in più di un’occasione fa rimpiangere il pudore del Costa-Gavras di Music Box. Anche i riferimenti ad alcune tematiche care al regista quali appunto la memoria storica, la falsa verità come status sociale e figurativo della società contemporanea faticano a prendere forma rimanendo solo come suggestioni di “testa” dentro un percorso autoriale anonimo e confuso. Remember è una storia quasi di genere, che senza andare in profondità rischia di strappare un applauso distratto e pericoloso e sembrerebbe partorita dalla mano dozzinale di un Brian Singer piuttosto che da quella di un cineasta che, nelle sue prove migliori, ci aveva abituati a un esistenzialismo e a una sensibilità assai più urgenti. Il dramma dell’Olocausto qui è evocato con un approccio neutro, di pura superficie, ricondotto a metafore esibite, tra cui la perdita di memoria del protagonista, che abbandona il personaggio di Plummer al marchingegno narrativo e a un gioco di scrittura risolto con un colpo di scena finale sensazionalistico e ingiustificato. Davvero un brutto passo falso nella filmografia dell’autore canadese.