#Venezia72 – Un monstruo de mil cabezas, di Rodrigo Plà

Il film d’apertura di Orizzonti è un ambizioso ma freddo affresco sociale con venature thriller diretto dal messicano Rodrigo Plà

Rodrigo Plà torna a Venezia otto anni dopo il sorprendente La zona e lo fa adattando per lo schermo l’omonimo romanzo di Laura Santullo, che ha anche collaborato alla sceneggiatura.

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Sonia Bonet sta perdendo il marito di cancro. Uno studio sperimentale di un medico di Houston sembrerebbe indicare una possibile cura grazie a un farmaco sperimentale ma l’assicurazione medica nega il consenso al trattamento. Dopo l’ennesimo rifiuto la donna, accompagnata dal figlio, decide un giorno di entrare in casa del medico curante con una pistola per convincerlo a firmare l’autorizzazione. Inizia a quel punto una catena di irreparabile eventi e reati compiuti dalla donna con il fine di ottenere delle firme e salvare il marito.

Quello della libertà di cura e dei crudeli meccanismi burocratici sono il punto di partenza di un’opera breve (75′ di durata) ma ambiziosa. Rodrigo Plà torna su un territorio che gli appartiene: quello della critica sociale, della divisione di classe, dell’affresco senza facili distinzioni morali. Le mille teste qui sono anche le innumerevoli versioni e punti di vista dei fatti, in una ricomposizione processuale in fuori campo dove vengono riassemblati gli irreversibili gesti del giorno da cani della protagonista. Rispetto però alla forza emotiva e “politica” de La zona, qui il regista messicano pare incastrarsi in uno sguardo autoriale raggelato, molto a distanza. Le potenzialità emotive della storia, con una protagonista antieroica che ricorda in parte i grandi looser neohollywoodiani (“la prossima volta rapiniamo una banca” dice al figlio nel finale) si sciolgono in una narrazione molto strutturata, forse eccessivamente fedele al materiale letterario di partenza. I personaggi e l’azione si muovono sospesi in un acquario che relativizza il materiale di partenza, come fosse una relazione con cui teorizzare una visione del mondo alienata. Può anche piacere questa “perizia” cinematografica. Ma non ci si affeziona ai personaggi nè alle immagini. Così, di conseguenza, diventa complicato convincersi del film. Per Plà un passo indietro rispetto ai lavori precedenti.

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