#Venezia74 – I’M (endless like the space): Anne-Riitta Ciccone e il suo nowhere in 3D

Alle Giornate degli Autori lo young adult in 3D della regista italo-finlandese, un incoraggiamento per la nuova generazione virato in una visionarietà apolide, da “palcoscenico dell’inconscio”

“Ci sono volute 18 stesure della sceneggiatura per raggiungere questo equilibrio tra nowhere e no-time”, racconta Anne-Riitta Ciccone di questa storia scritta insieme a Lorenzo D’Amico De Carvalho. Jessica, “l’aliena” (Mathilde Bundschuh), ha 17 anni e vive in una dimensione sospesa, un “palcoscenico dell’inconscio” in cui la regista dipana una vicenda da young adult alternativo (look goticheggiante, musica industrial-metal dei Project Pitchfork, ambientazione nordica tra lupi e distese di neve) che tocca tutti i punti irrinunciabili del canone, dai conflitti con la madre alla lotta per la popolarità a scuola, ma traslandoli in una percezione onirica orientata verso un “surreale possibile”, come i giochi da bambini in certi effetti visivi di Gondry o Jonze. Modelli dichiarati dei numerosi inserti visionari di I’m, opera in 3D a cui l’autrice accompagna anche un romanzo che esplora in profondità alcuni aspetti della vicenda, molto più autobiografica e legata all’attualità di quanto lasci intendere la forma “da graphic novel, da cartone animato” del film.

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“La pressione sociale è sempre più forte negli ambienti adolescenziali ma non solo, la paura di non essere riconosciuti, di fallire pubblicamente, accomuna i protagonisti giovani del film al personaggio di Barbora Bobulova, spiega Ciccone. “Trapiantata dalla Finlandia a Messina, da ragazza ho sperimentato in prima persona cosa vuol dire sentirsi sempre tenuta fuori, considerata diversa, straniera. Oggi ritrovo questi sentimenti nelle mail che mi scambio con mia nipote, 15enne: il film è un messaggio per la sua generazione, un invito a cercare di farcela ogni giorno, anche quando l’autorità e le istituzioni cercano di annullarci come individui, in queste gabbie di gruppo in cui si ragiona in branco, come la scuola o lo sport. Ora che ci ripenso, mi sembra d’aver costruito una vera e propria trilogia su questi temi, insieme a L’amore di Marja e Il prossimo tuo. Credo che questa nuova generazione sia molto migliore della nostra, e possegga quella percezione digitale innata in grado di agganciarsi istintivamente con il linguaggio che abbiamo utilizzato per questo film”.

I’m
 (endless like the space)
tiene insieme infatti la passione per la tecnologia (“sono una nerd da Commodore 64!”) della regista, con una visione maturata dopo anni di lavoro nel teatro, e nel teatro-danza: “il film è costruito attraverso dei precisi movimenti scenici, se non proprio delle coreografie. Lo considero un film in costume, infatti con Andrea Sorrentino abbiamo lavorato tantissimo proprio alla coerenza interna dei vari costumi, che attraversano in qualche modo tutte le epoche del ‘900, e con Pasquale Mari ad una fotografia apolide, legata a suggestioni provenienti dalla serie tv Utopia. Jessica è una CICCONE2ragazza del futuro, un nuovo tipo di guerriera tra Wachowski e Il Quinto Elemento, davanti a lei si aprono mille possibilità e scelte, e il 3D aumenta questa sensazione oltre a legare lo spettatore all’esperienza della sala, cosa a cui tengo molto”.
Il risultato restituisce quell’attrazione misteriosa e segreta, quel fascino bric-à-brac dei nostri diari di adolescenti, fatti di ritagli di ogni tipo incollati in maniera sghemba, scritte colorate, confessioni recondite in forma di bozzetto a matita. 
E se, a detta di Ciccone, I’m “non è una storia d’amore” (nonostante l’attrazione tra la protagonista e il vicino di casa tenebroso interpretato da Guglielmo Willwoosh Scilla), resta innegabile l’afflato antibullismo che ne anima l’ambizione di fantasy “a portata di mano”. Conclude la regista: “tutti nella società interpretiamo un ruolo. Il bullismo a scuola è soltanto un’esercitazione generale per la vita adulta, se l’ambientazione nel mondo nordico può far pensare alle loro problematiche con le esplosioni di violenza insensata degli ultimi anni, in realtà la tematica di questa storia è davvero universale, e spero generi un senso di appartenenza proprio su chi accarezza simili sentimenti di rassegnazione”.
Dopo il passaggio nelle proiezioni speciali delle Giornate degli Autori, il film è in sala dal prossimo 16 novembre.

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