#Venezia74 – Ryuichi Sakamoto: Coda, di Stephen Nomura Schible


Cos’è che luccica sul grande mare
ne sono certo:
è proprio un pianoforte da concerto,
dal suono avuto dal mistero,
un pianoforte a coda lunga, nero.
Certo c’è stata
laggiù una storia molto complicata

da Aguaplano, Paolo Conte

La prima suggestione viene dall’incipit. Da Sakamoto che accarezza il legno di un pianoforte riemerso dallo tsunami di Fukushima. Da qui la riflessione sull’accordatura come inutile convenzione umana imposta ai materiali di cui sono fatti gli strumenti. Gli elementi naturali si modificano nel tempo e l’uomo prova a sottometterli alle proprie esigenze. Il pianoforte salvato dal maremoto sarebbe rimasto nella condizione in cui era stato trovato.
In questa prima sequenza, vera e propria ouverture, il senso dell’operazione cinematografica di Schible. Una sorta di miracolo nell’apocalisse dello tsunami e la naturale Ryuichi Sakamoto Codasalvezza dell’arte come viatico per la vita.
Il film di Schible, che gira con maestria senza mai strafare e neppure osare, sa consegnare allo spettatore un profilo non banale del musicista giapponese. L’operazione riesce anche grazie alla piena disponibilità di Sakamoto. Autore di colonne sonore che hanno arricchito film come The revenant o L’ultimo imperatore, pur nella sua ormai multiculturale formazione, non smette di amare il Giappone e la sua cultura. Testimonial di spicco del movimento antinucleare e oppositore delle politiche belliche del suo Paese, Ruychi Sakamoto sembra volere riversare queste sue idee nella vita artistica che lo assorbe completamente. L’impressione che se ne ha guardando il film è proprio quella di un artista completamente assorbito dalla sua passione musicale. Schible, nel suo elegante incedere, fa emergere due profili particolarmente interessanti in rapporto al soggetto del suo lavoro.
Il primo è quello della ricerca. Sakamoto è un vero e proprio ricercatore di suoni o meglio di sonorità celate, dal suono del bosco a quello purissimo dell’acqua che nasce dallo scioglimento dei ghiacci dell’Artide, non ho mai sentito un suono più puro di questo dirà il musicista al riascolto di quanto ha catturato immergendo un apparecchio nell’acqua, anzi quanto avrà pescato, definendosi un pescatore di suoni.
Il secondo è quello di avere colto l’artista nel momento dell’atto creativo. Non sempre è facile cogliere l’attimo, definitivo e cruciale in cui nasce un’opera, quell’affascinante lampo che si manifesta quando il nuovo interrompe ogni altro flusso comunicativo, utilizzando una frase cara a Bonito Oliva. Ci riuscì Emmer cogliendo Ryuichi Sakamoto Coda, Schiblel’istinto artistico di Picasso in un emozionante cortometraggio dedicato all’artista spagnolo e qui il regista nipponico prova a cogliere, al suo nascere, l’epifania artistica di Sakamoto. La sua macchina da presa assiste al formarsi della melodia attraverso le note che si susseguono sul pentagramma.
La musica di Sakamoto, nasce anche dalla sue vicissitudini personali, quella malattia che lo ha colto qualche anno addietro e per la quale vive ancora sotto stretto controllo medico e che in parte lo spingono ad una vita che oggi appare ritirata, rispetto a quella del passato. Ma il passato riemerge nelle immagini di repertorio raccontandoci anche della sua esperienza da attore in Merry Christmas Mr. Lawrence (Furyo) di Nagisa Oshima.
Nomura Schible ci accompagna per un’ora e quaranta nel mondo suggestivo di Ruiychi Sakamoto sfuggendo ogni agiografia e ogni complicazione biografica. Anzi sembra quasi delegare al suo soggetto di indagine la costruzione del film che sembra farsi da solo. Un contributo ulteriore alla comprensione di una genialità sconosciuta che risolve la sua essenza in quella ricerca assidua che accompagna il costante lavoro del maestro giapponese.