#Venezia75 – Capri-Revolution. SentieriSelvaggi incontra Mario Martone

Mario Martone ritorna in competizione al Festival di Venezia a quattro anni dal folgorante Il giovane favoloso. Capri-Revolution, ispirato alla vita di Karl Wilhelm Diefenbach, artista tedesco che si distinse come esponente indipendente del movimento Art Nouveau e del Simbolismo, chiude in qualche modo la trilogia sulla Storia iniziata con Noi credevamo e proseguita proprio con Il giovane favoloso. “Stavolta la trilogia si conclude con una donna. Prima è stata profondamente maschile, dai cospiratori di Noi credevamo a Leopardi di Il giovane favoloso. La vediamo di spalle. Quindi non sappiamo cosa accadrà a lei ma neanche a questa trilogia. Siamo in mezzo al viaggio”.

C’è sempre un rito prima dell’inizio delle riprese; il regista e la sua troupe vedono insieme un film che ha profondamente ispirato quel progetto. “Stavolta non abbiamo visto un film intero ma spezzoni di tre film diversi: Il miracolo di Rossellini, Il disprezzo di Godard per Capri e Zabriskie Point di Antonioni.”

Capri-Revolution segna anche la prima collaborazione di Martone con il direttore della fotografia Michele D’Attanasio, lo stesso di Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento. “È stato molto bello lavorare con Michele perché c’è stato un grande senso di libertà. Si è poi creata una simbiosi tra la macchina da presa e le persone. Ad esempio, in Capri-Revolution voi vedete soltanto la parte filmata della danza. Ma c’è anche la danza della mdp”.

Il tempo è sempre stato un altro elemento determinante in tutta la filmografia di Martone. “Ambientare film nel passato, come nel futuro, è molto appassionante da un punto di vista cinematografico. È un’avventura dell’immaginazione. Se sposti il punto di vista, vedi le cose in altro modo. E il presente è sotto un’altra angolazione. Il viaggio che si fa nel passato riguarda il tuo presente”.

Infine, si sofferma sul lungo lavoro di documentazione:Capri-Revolution è stato elaborato molto prima di cominciare le riprese. La comune di Diefenbach risale all’inizio del ‘900. Se ne trova traccia in rete e si vede come viveva a Capri in quella dimensione spirituale che ricorda le comuni hippie degli anni ’60, e che mi ha fatto pensare a Joseph Beuys il quale, con Capri Battery aveva creato una batteria conficcata in un limone che alimentava una lampadina gialla. Mi interessava più la sua spinta rivoluzionaria che la sua pittura”.