#Venezia75- Il diario di Angela: noi due cineasti. Incontro con Yervant Gianikian

Purtroppo in sala Venezia, a godersi la prima mondiale dell’opera di Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, c’era solo Yervant, rimasto ormai senza la sua compagna di vita, la sua collega di lavoro e la sua alleata contro i mali della società contemporanea. A soli pochi mesi dalla sua morte, Yervant ci ha parlato del documentario “Il diario di Angela: noi due cineasti”. In quest’opera l’unico repertorio che sono andati a riscoprire è il loro, centinaia di ore di girato della loro vita, delle loro faccende quotidiane e dei loro viaggi alla scoperta di territori colpiti dalla violenza che il 900 ha sparso in mezzo mondo. Dopo un lungo applauso del pubblico tutto rivolto al regista commosso in sala è caduto un religioso silenzio in attesa di ascoltare quello che Gianikian aveva da dirci.

Il titolo del film deriva da un vecchio disegno fatta da Angela che rappresenta lui mentre tiene la camera e lei la luce e sotto la vignetta c’è scritto “noi due cineasti”, il diario di Angela invece deriva dall’abitudine di Angela di tenere un diario e di scriverci su tutto ciò che le accadeva, da episodi irrilevanti o quotidiani fino ai viaggi, alle cene e alle persone conosciute. La lettura di questi diari si fa voce fuori campo che accompagna gran parte delle scene del documentario. ”Questo film mostra per la prima volta quello che sta dietro il nostro lavoro sulla violenza nel Novecento: la prima guerra mondiale, il colonialismo, il film dal Polo all’Equatore, però questo è il nostro privato che sveliamo la prima volta attraverso il materiale filmato continuamente in tutti questi anni di vita insieme, attraverso i disegni di Angela e i suoi diari”. E poi continua, con un estrema devozione alla sua Angela: “Lei ha pianificato tutto il nostro lavoro che continua anche oggi, con questa guerre e con queste violenze”.

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Il loro lavoro è definito da Gianikian un lungo road movie che comprende anche la guerra.

È presente la Russia, dove si trovavano mentre cadeva l’Unione Sovietica. Erano lì per capire, per vedere con i loro occhi quello che stava succedendo, spinti da una curiosità. E poi c’è il lavoro artistico di Angela, studentessa di Kokoschka, coronato dal suo manifesto NON NON NON. Manifesto realizzato nel 1996 ed esposto solo nel 2012 che rappresenta il contemporaneo e tutte le angosce di Angela derivate da questo. Lei acquistava macchine usa e getta, non sapeva scrivere a macchina e non sapeva usare il computer, però usava la penna.

Con tantissimo altro materiale ancora a casa che non ha potuto utilizzare per non dilatare troppo la durate del documentario, Gianikian ci parla di un progetto nello specifico. Angela ha messo da parte la sua arte per intraprendere un servizio civile all’interno di una scuola per bambini speciali a cui lei era affezionatissima. Come sua abitudine teneva un diario di scuola in cui segnava tutto ciò che accadeva, parlava dei bambini e di come andavano le cose all’interno della scuola. Quando si è scoperta l’esistenza di questi diari le sono stati sequestrati e poi alcuni persi e altri bruciati. In seguito volendo rievocare i racconti di quei bambini ha iniziato a disegnare i loro visi e così facendo a riuscire a ricordare tutti i loro nomi. Con questo procedimento è arrivata in fine a ricordare tutto e riscriverlo. Questi diari quindi esistono ancora e Yervant ha già espresso la sua volontà di utilizzarli, così come avrebbe voluto la sua Angela.

Infine alla domanda se tutte queste scene di vita fossero state girate con un’intenzionalità, lui risponde di no, avevamo soltanto in testa l’idea di filmare tutto”.