#Venezia75 – Intercettare il caos del presente

#Venezia75 cala i suoi assi. Nell’anno del definitivo arroccamento cannense in un canone novecentesco che “isola” il cinema come parente “nobile” di ogni audiovisivo contemporaneo – faticando un po’, quindi, a mediare il presente che viviamo – la Mostra del Cinema tenta meritoriamente di creare ponti. Rendere conto degli “eventi che si accalcano caotici” è l’intento dichiarato dal direttore Alberto Barbera. Mettere cioè al centro il “periodo di transizione” che sta attraversando il cinema nel XXI secolo come cuore di una selezione che per forza di cose deve smarginare i suoi confini canonici: dalla Realtà Virtuale (la sezione VR, nella sua seconda edizione, apre le porte anche al pubblico e non solo agli addetti ai lavori), alle piattaforme streaming sempre più protagoniste (Netfilx e Amazon su tutte); dai restauri eccellenti (Welles…) alle serie Tv di confine (molta attesa per Saverio Costanzo e la sua Amica Geniale); dalla grande autorialità al blockbuster da botteghino.

Ecco allora: al di là di ogni giudizio di merito sui singoli film (da formulare, doverosamente, solo dal 9 settembre in poi) e al di là di ogni giustificato dubbio sulla effettiva capacità di comprendere tutte le anime del cinema mondiale (un discorso complesso che va affrontato sulla formula Festival in generale nel nuovo secolo), qui siamo di fronte a una selezione che sa già incuriosire proprio per la capacità di includere ogni anima dell’audiovisivo contemporaneo. Cercando il cinema nei confini ibridi delle nostre visioni quotidiane… beh, un punto di partenza importante.

The Other Side of The Wind (Orson Welles)

I film, poi. Un Concorso all star (qui il dettaglio di tutti i nomi, i titoli, le sezioni) che sa piacevolmente stupire. Mettere in fila registi come i fratelli Coen, Olivier Assayas, Alfonso Cuaròn, Damien Chazelle, Luca Guadagnino, Mike Leigh, Laszlo Nemes, Jacques Audiard, Paul Greengrass, Mario Martone, Carlos Reygadas, Yorgos Lanthimos, Shin’ya Tsukamoto, Julian Schnabel, Roberto Minervini… non è certo una cosa che accade tutti gli anni. E poi in Fuori Concorso la Hollywood più pura di A star Is Born (con i divi Bradley Cooper e Lady Gaga) e quella più acida di Dragged Across Concrete (il thriller di Craid S. Zahler è uno dei titoli più attesi). Il cinema non-fiction si presenta con nomi del calibro di Amos Gitai (presente con due film al Lido!), Sergey Loznitza, Errol Morris, Tsai Ming-liang e Frederick Wiseman… che dire? Straordinaria l’attesa per questa sezione. Ecco allora che Orizzonti può permettersi tanti nomi non noti e molti (semi)esordienti da scoprire e giudicare con la giusta calma: l’apertura, però, è nuovamente italiana con l’opera prima del giovane Alessio Cremonini (Sulla mia pelle) dedicata al caso di Stefano Cucchi. Infine la ex Cinema nel Giardino, oggi Sconfini, che si presenta con Amir Naderi come (nostra) attesa maggiore.

Due note a margine: il Genere e la Storia. Come sottolinea più volte lo stesso Barbera tanti film d’autore tornano a corteggiare il genere – dal western (i Coen, Audiard) alla sci-fi (Chazelle) – confrontandosi direttamente con la Storia – soprattutto novecentesca – come ossessione sotterranea di molto cinema contemporaneo. Quindi Nemes, Leigh, Guadagnino (attesissimo il suo Suspiria) affondano il cinema nella memoria immaginaria del secolo scorso tentando di raccontare il nostro (difficile) presente. Vedremo e giudicheremo.

Capri Revolution (Mario Martone)

Insomma, sulla carta, la Mostra ha saputo ben capitalizzare due grosse carte a suo vantaggio: la faida Cannes-Netflix che ha prodotto un dislocamento al Lido delle grosse produzioni del colosso streaming americano (dall’attesissimo restauro di The Other side of the Wind sino al misterioso film di Alfonso Cuaròn, passando per il progetto di Frontiera The Ballad of Buster Scrugg dei Coen); e in secondo luogo il posizionamento temporale, inizio settembre, che nella distribuzione sempre più multimediale dei prodotti audiovisivi odierni “consiglia” le grosse produzioni hollywoodiane di tardare il più possibile le prime mondiali in proiezione Oscar. Ma allora: questo enorme minestrone di metraggi, linguaggi, formati e medium differenti ci consegnerà una chiara identità e una forte idea di Mostra? Saprà intercettare il caos (mediale, politico, estetico) del nostro presente? Ci sarà tempo per vedere e giudicare. Per ora si può solo dire che l’attesa creata è indubbiamente molto alta… ed è già, di questi tempi, un gran bel risultato.