#Venezia75 – Les estivants. Incontro con Valeria Bruni Tedeschi e il cast

Les estivants, la “biografia immaginaria” – come  piace definirla a lei – di Valeria Bruni Tedeschi arriva al Lido fuori concorso, direttamente dalla Cote d’azur, dove ha deciso di ambientare la sua storia corale d’incontri e scontri, chiacchiere infinite al tavolo, segreti, famiglia, amicizia e amore. Come se fossero appena arrivati in una vacanza assieme al mare, l’attrice arriva piena d’energia con tutti i suoi cari membri del cast all’incontro con la stampa: la madre Marisa Borini, la sorella della mamma, una sorridente anziana che tutti chiamano semplicemente zia, i suoi amici e co-protagonisti Valeria Golino e Riccardo Scamarcio, gli attori francesi Noemie Lvovsky, Yolande Moreau e Bruno Raffaelli. “Attenti”, dice iper entusiasta, “perché arriveranno più attori, produttori, c’è tutta la troupe qua!“, mentre accarezza la mano della Golino e in contemporaneo abbraccia Riccardo Scamarcio.

All’improvviso, sembra di essersi trasferiti sulla casa al mare dove si svolge il film. La conferenza diventa una chiacchierata tra amici, sguardi complici, battute che capiscono soltanto loro. Valeria estende pure il suo ruolo di regista, presentando se stessa agli ospiti e guidando la conversazione. Prima, vuole approfondire questo concetto di “autobiografia immaginaria“, che a lei tanto piace: “Questa espressione l’ha usata una giornalista in una conferenza stampa, mi è sembrata molto originale, bellissima, mi ha dato una luce nuova su quello che cercavo di fare ed esprimere. Mi piace l’idea di partire della mia realtà, come ho fatto con questo film, per poi inventare, immaginare, fabbricare una finzione”.

Continuando con l’immersione nel mondo di Valeria, dentro e fuori lo schermo, qualcuno le fa una domanda sull’amore. Quanto è importante per lei? Lei si sente abbastanza amata nella sua vita? “Ma questa è una domandona, come direbbe Scamarcio!”, dice aprendo gli occhi esageratamente. “Allora, penso di essere abbastanza fortunata, sono circondata da persone che mi amano, di amici con cui lavoro. La mia amicizia con Valeria Golino, per esempio, sta diventando molto lunga e intima, anche con Riccardo Scamarcio. Nel mio lavoro si confondono la vita, l’amicizia, l’amore, il rapporto con mia madre Marisa, che recita anche nel film. Penso che tutto questo sia una grande ricchezza. Certo vorrei essere amata di più, sopratutto dagli uomini, un po di più andrebbe bene” .

Adesso è il turno degli altri. La prima a parlare della sua esperienza è Valeria Golino, che risponde con un mix tra amore incondizionato e onestà brutale: “È sempre una esperienza forte stare con Valeria e con la sua famiglia. Ho il privilegio di poterli frequentare spesso anche fuori dal set, solo che questa volta sono stata anche pagata! Mi piace molto essere parte e spettatrice di queste cose. Io mi affido molto a Valeria, lei mi può chiedere qualsiasi cosa, anche se tantissime volte mi fa arrabbiare…ma posso essere come voglio con lei, mi sento libera”.

Riccardo Scamarcio racconta la sua “Valeria” attraverso un aneddoto: “La conosco da tanti anni…io sono disarmato con lei, Valeria può fare quello che vuole di me, quindi ho cercato di non fare questo film! Ho dato buca a due provini, ho detto che venivo ma non ho avuto il coraggio di prendere l’aereo. Alla fine ovviamente l’ho fatto e ho scoperto che il  mio personaggio faceva la stessa cosa: diceva di sì, e poi non arrivava. Ho superato il provino prima di farlo! Così è Valeria, lei sa tutto”. “È il metodo di Strasberg”, aggiunge Valeria. “È allora non deve essere facile studiarlo”, dice Riccardo, per poi continuare a parlare del suo rapporto con la regista e della costruzione del suo personaggio: “Chi ha visto il film capisce le cose che ha dovuto subire il mio personaggio, come la scena del treno…nel film c’è tutto, c’è il senso di abbandono, di solitudine e anche la capacita di ridere, è bello quando il cinema riesce ad unire questi  due mondi”.

Marisa Borini, la madre, prende la parola, mentre Valeria lascia intravedere un po’ d’ansia e ascolta attentamente: “Devo dire che nel film precedente, Castello in Italia”, sentenza Marisa, “avevo un ruolo molto più importante. Questo per me è stato facile, per il tipo di vita che avevamo sempre vissuto nella nostra casa al mare, noi abbiamo costruito in questa villa il nostro angolo estivo, dove da tantissimi anni vengono degli amici,  altri vanno via, litigano, sono d’accordo, si innamorano, divorziano. Nel film c’è anche mia sorella, con cui facevo vacanze lì. Il film è veramente un atto realistico… i litigi che abbiamo fatto su quel tavolo, non so come stia ancora in piedi! Poi, nel film ho detto delle cose bellissime che Valeria non aveva scritto, e anche mia sorella, che ha fatto delle improvvisazioni meravigliose”.

A questo punto, Valeria vuole sentir parlare la zia, che rimane zitta all’angolo del tavolo. “Senta, ma com’è stato per lei fare questo film?!”, le chiede tre volte, finché riesce a farsi sentire dalla zia: Molto disturbante”, risponde. “Ho sentito un complesso d’inferiorità, recitare accanto a tutti questi attori bravissimi…” “Ma non ti sei divertita?”, insiste Valeria, urlando. “No, non mi sono divertita. Ho dovuto ricercare nella mia mente eventi orribili e tristi che hanno fatto la mia vita, che mi hanno anche resa forte. L’ho vissuta come una esperienza utilissima, sono contenta di aver riflettuto su queste cose”.

Valeria non lascia stare.Ma zia, cosa ha provato quanto ha visto il film?“. A questo punto, tutti aspettiamo la risposta senza fiato: siamo già parte dell’intimità di Valeria, della sua casa al mare. La risposta è semplice e definitiva: “Ho pianto”.