#Venezia75 – The Other Side of the Wind. Incontro con il montatore Bob Murawski

Tra i titoli più attesi della 75^ Mostra del Cinema di Venezia c’è sicuramente il film inedito di Orson Welles, The Other Side of the Wind, completato dopo un attesa lunga cinquant’anni, grazie, tra gli altri a Michel Legrand che ha realizzato una nuova colonna sonora, anche al contributo fondamentale del montatore Bob Murawski, che ha il compito di presentarlo alla stampa insieme ad uno dei produttori Filip Jan Rymsza, che arriva però a conferenza già iniziata. Un recupero reso possibile dal coinvolgimento nel progetto di Netflix, che ospiterà il lavoro sulla propria piattaforma a partire dal 2 Novembre. Murawski, che a Venezia riceverà anche il Premio Campari Passion, non nasconde l’emozione di aver potuto prendere visione del materiale originale del maestro per sviluppare un’idea nata dentro di lui agli inizi degli anni 2000. Del film c’erano circa 100 ore di girato in 6 anni, di cui una parte già montato, circa il 30%, circa un terzo, ed un premontaggio preliminare.

La prima cosa che ho fatto è stata una ricerca sui film, sui libri. Ho visto colloqui ed interviste per capire le intenzioni ed il modo di pensare di Orson Welles. Insieme a Peter Bogdanovich (che con Welles ha avuto modo di lavorare in prima persona) abbiamo cercato di avere un flusso, che però avesse avesse anche un significato, e rispettasse lo stile di Orson. Sapevamo quello che diceva in sala di montaggio, cioè che lì dentro lui era un nemico del film, intenzionato com’era ad assemblare solo le cose migliori. Questa è una cosa che ci accomuna, io ho il medesimo modo di lavorare e preferisco dei registi che non si innamorano troppo dei propri film, disposti a tagliare per conservare soltanto le cose più incisive.

All’arrivo di Rymsza il discorso si sposta sul lato produttivo e sui problemi soprattutto legali da superare per ottenerne i diritti sparsi tar vari paesi e persone, ed il loro intento di cercare una soluzione attraverso una compensazione amichevole. Il produttore aggiunge di non aver mai preso in considerazione l’idea di essere alla prese con un semplice esercizio accademico e di come il problema di come il film sarebbe stato accolto dal pubblico e dalla stampa non li abbia minimamente sfiorati talmente si presentava grossa e stimolante l’impresa.

“Mano a mano che acquisivamo infomazioni ci siamo accorti che Orson continuava a sviare la verità circa lo stato di avanzamento del film, guardando il montaggio ci è subito sembrato evidente, con lo scopo di ottenere i fondi indispensabili per il taglio finale. Questo suo modo di comportarsi era un vero e proprio metodo produttivo. Molti dei tagli sono stati fatti da Orson stesso, ma c’era anche la presenza di tante scene rigirate, che adesso può apparire piuttosto logico per un film con dei tempi così dilatati, e quindi molte scene da scartare, perchè ridondanti. Per il nostro primo assemblaggio abbiamo cercato di usare la bussola costituita dalla sceneggiatura.

Il finale della conferenza è affidato ancora a Murawski che conferma le parole del produttore : “Gli assemblaggi già fatti sono stati molto importanti, come anche è stata d’aiuto la sua direzione degli attori, di cui pure disponevamo delle immagini. In realtà sul set e nelle riprese si possono vedere anche degli storyboard, che oggi sono considerati una cosa molto normale mentre all’epoca erano piuttosto innovativi. C’è da aggiungere che poi Orson Welles non è che li tenesse chissà quanto in considerazione..”