#Venezia75 – Ti imaš noć, di Ivan Salatić

Ti imaš noć (You Have the Night) di Ivan Salatić è la storia di Sanja, una ragazza scappata dal paese di origine in Montenegro in cerca di fortuna, ed infatti il film si apre con lei che ha trovato un’occupazione a bordo di una nave. Ma l’incantesimo finisce presto: a causa di un licenziamento Sanja ( Ivana Vuković), in mancanza di alternative, si trova costretta a tornare nel luogo di partenza, una città che dopo la dismissione di un cantiere navale, garanzia di occupazione, è precipitato in una crisi irreversibile lasciando gli operai senza lavoro. Lì ritrova la sua famiglia, segnata da un divorzio, un compagno ed il figlio che si era vista costretta ad abbandonare.

Il film è costruito quasi senza dialoghi, si limita a seguire il quotidiano dei protagonisti, scandito dai tempi morti nella monotona ricerca di una deviazione dall’ordinario. Le difficoltà che la comunità si è trovata ad affrontare si riflettono nel crollo delle aspirazioni ad una qualche idea di futuro, sui rapporti umani consumati da un veleno corrosivo nato dalla frustrazione delle personalità schiacciate dagli eventi. Da qui l’innesco, in un processo di sviluppo inverso, per il ritorno di uno stato dominato dalla casualità, denudati dalla protezione e soggetti ad un pericoloso stato di natura, incombente. Il mare con la sua voce ipnotica di un lugubre canto che sembra annunciare la catastrofe, che puntualmente arriva, ed il bosco figlio primigenio della notte che alberga nel cuore. La notte, delirante stato di paura, il vuoto dentro cui vagare con le braccia protese alla ricerca di qualcosa di rassicurante dove aggrapparsi per tenersi a galla, che negli occhi di chi ormai si è abituato alle tenebre è quasi un comodo giaciglio per abbandonarsi.

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Con il passare dei minuti la trama principale prende forma, nella maledizione che sembra aver colpito il personaggio di Sanja, che fin dall’inizio è affranto in una condizione invalicabile che riguarda lei e tutti gli abitanti del villaggio, che ne impedisce comunque il riscatto. Tanto la sua quanto le altre figure, in una dimensione di semplice abbozzo, risultano talmente tratteggiati da evaporare, e il regista raggiunge lo scopo di abbassare il livello corporeo rendendolo spettrale, in un ambiente altrettanto evenescente, attraverso la frammentazione delle informazioni in minimi rivoli, fino al finale in crescendo, quasi una conquista di organicità da parte dei personaggi e del film stesso.