#Venezia75 – Vox Lux. Incontro con Natalie Portman e Brady Corbet

“I’m a private girl in a public world”. Nel film di Brady Corbet, Vox Lux – in Concorso a Venezia 75 – Natalie Portman canta e balla questo e altri ritornelli, in uno stadio affollato di pubblico, indossando un abito brillante e un trucco esagerato che fa pensare alla sua Nina Sayers di Black Swan. Seguendo anche la traccia della Lady Gaga di A star is born Natalie, nei pani di Celeste, costruisce un personaggio che sconvolge il suo mondo privato per diventare una public girl, una pop star, dopo essere sopravvissuta, nella sua adolescenza, a una tragedia nazionale della storia recente degli Stati Uniti. Senza abiti strillanti né trucco esagerato ma attirando sempre tutta l’attenzione, la Portman arriva alla conferenza stampa senza il suo co-protagonista Jude Law ma con il regista Brady Corbet e le attrici Stacy Martin e Raffey Cassidy – che nel film interpreta Celeste da giovane e anche sua figlia – sorridente, misurata e sempre fedele al suo look di girl next door. Durante l’incontro, condivide il suo mondo pubblico e privato, mentre Brady Corbert, entusiasta ed esagerato, costruisce il suo proprio racconto personale.

La prima domanda si rivolge a Natalie e al suo rapporto con la cantante australiana Sia, che ha composto la colonna sonora del film: “Davvero amo l’opportunità che mi ha dato interpretare questo personaggio, è complicato interpretare una pop star ma è stato sempre uno dei miei sogni. Sia l’ho conosciuta tempo fa a Los Angeles, prima di fare il film, mi piace moltissimo, è una grande artista. Per me è stata un’esperienza diversa, pura gioia, lavorare con questo ambiente libero e accanto a queste bellissime donne. Molto divertente”. Poi, il regista torna su Sia, la vera e propria pop star: “Sia non è soltanto cantante ma scrive per tanti artisti, è molto talentuosa, non potevo sognare una collaboratrice migliore. Il fatto di poter far coincidere l’artista con la musica del film, è stato un privilegio”.

Ma non tutto è musica, glamour e vita da star; Vox Lux prende come spunto anche l’argomento della violenza, le armi, i massacri nelle scuole e alcuni dei fatti storici che hanno colpito la storia più recente degli Stati Uniti. Per Natalie, però, questo film non è un arma politica: “È un film che manda un messaggio ma più globale, è un pezzo d’arte che vuole riflettere sulla nostra società, un mix tra politica, violenza ma anche tecnologia, cultura pop, social network, tutte le cose che stiamo vivendo adesso. Spero che le persone possano sentirsi rispecchiate, che sia un riflesso di ciò che siamo come società”.

Sempre sulla stessa linea, qualcuno chiede a Natalie su come essere cresciuta in Israele influisce sul modo in cui vive la violenza nel cinema: “Definitivamente, mi interessano le domande sulla violenza psicologica, di gruppo, l’abuso di potere, visto che sono nata in un posto dove c’é tanta violenza. Ma purtroppo negli Stati Uniti non è molto diverso, sperimentiamo queste situazioni ogni giorno, penso che adesso stiamo vivendo una sorta di  guerra civile che senza dubbio ha un impatto nei bambini, nei ragazzi, nelle scuole. Anche se la violenza può manifestarsi su piccola scala, può diventare grande e trasformarsi in un dramma collettivo”. “Penso che adesso stiamo vivendo l’era dell’ansia”, aggiunge Brady. “Col film ho voluto raccontare alcuni dei momenti più importanti nella storia degli Stati Uniti di fine del ventesimo e inizio del ventunesimo secolo, ma volevo creare qualcosa di affabile, poetico, un pensiero condivisibile e collettivo, una empatia“.

La seguente domanda lascia tutti un po’ perplessi, dopo che il personaggio di Celeste viene definita come “una specie di mostro”. E poi, viene anche chiesto: c’è paragone tra la vita di un’attrice famosa e una pop star? Natalie prende la parola e subito chiarisce il suo punto di vista: Innanzitutto, è molto diverso essere un’attrice famosa che una pop star, è un altro atteggiamento, un altro rapporto con la famiglia, perché di solito le pop star lavorano e girano per il mondo con i familiari, come si vede nel film, è questo può essere faticoso e distruggere i rapporti, perché c’è un mix d’amore, potere, soldi, ecc. Poi, non penso che Celeste sia un mostro, affatto, ma non mi piace per niente dare un giudizio dei miei personaggi”.  Brady Corbet alza anche la voce e difende la sua Celeste: “Ma certamente non è un mostro! Non è una persona cattiva, soltanto un vittima delle circostanze”. 

Dopo essersi riferita alla sua infanzia in Colorado e quanto il massacro della Columbine abbia segnato la sua vita, Corbet comincia a parlare del regista Jonathan Demme, a cui dedica il film: “L’ho conosciuto nei sui ultimi anni di vita, lui ha cambiato la mia vita, mi ha aiutato tantissimo e anche a tanti altri registi, è stata una vera ispirazione per me. Sono convinto che a lui sarebbe tanto piaciuto questo film”. 

Lasciando la politica, la violenza e le lacrime alle spalle, l’incontro si chiude tornando all’inizio: si parla di musica. “Io non ho mai pensato a Vox Lux come un film musicale ma come un dramma, ma certo che è una sfida. C’è tanta ricerca, preparare la colonna sonora, scegliere le canzoni, la coreografia, le ballerine, ecc. Mi sono tanto divertito facendo un film del genere, ma  sono anche veramente contento di sapere che non lo farò mai più!”