#Venezia76 – Ad Astra. Incontro con James Gray, Brad Pitt, Liv Tyler e Ruth Negga

Era uno dei film più attesi della Mostra, in grado secondo una tradizione recente abbastanza collaudata di tirargli una fortunata volata ai prossimi Oscar. AD ASTRA, ultimo film di James Gray, dopo la visione del mattino in un’affollata Sala Darsena alle 08:30, ha avuto oggi il suo battesimo stampa alle 14:00. Se la folla degli accreditati riusciti ad entrare nonostante la ressa può bastare a funzionare da indizio di successo si potrebbe forse già scrivere che alcuni dei premi principali dell’Academy siano stati assegnati oggi. Nel racconto emerso dalle domande poste dai giornalisti è emerso in primo luogo la paternità duale dell’opera che ha visto sì la regia di James Gray, uno degli autori più amati da SentieriSelvaggi, ma anche la fattiva collaborazione di Brad Pitt nei panni del produttore esecutivo. Come sottolineato brevemente dallo stesso attore statunitense, i due si conoscono sin dai tempi di Little Odessa e cercavano un progetto attraverso il quale collaborare dopo qualche tentativo andato a vuoto. Questo film giungeva quindi nel momento di massimo apice artistico del regista ed era reso ancor più intrigante dal fascino che Pitt nutriva come figlio verso il protagonista Roy e come padre verso l’ambigua figura di Clifford McBride. L’odissea spaziale del maggior McBride, come rivelato dallo stesso regista, ha precise ascendenze letterarie e cinematografiche (anche se Gray non è mai stato un citazionista puro). La figura in particolare del dottor Bride “ha la stessa natura ossessiva di Achab in Moby Dick” ma questa non è un’operazione di riciclo perché il vecchio è nuovo quando lo si tratta con dignità e si crede nella forza del mito”. Ad Astra, pur nella sua cornice visivamente impressionante, è in poche e semplice parole “una storia micro in una cornice macro”, in grado di rendere però ancora una volta tangibile l’esperienza cinematografica che per il regista statunitense non può esimersi dal confronto con il reale.

Le splendide sequenze nello spazio aperto hanno avuto infatti come base documentaria “le riprese del nero attorno la Luna che gli astronauti dell’Apollo 16 avevano filmato” e perfino la grandiosa musica utilizzata nelle scene di maggior impatto “è un’ecografia” in grado di segnare la nascita le tappe della nascita della rivelazione paterna del protagonista. E questo confronto con un vissuto autentico è stato sottolineato, pur nell’ottica del diverso mestiere, anche da Brad Pitt che ha rivelato come è riuscito a reggere i frequenti primi piani su un militare che all’apparenza non presentava una forte anima emozionale: “Tutti abbiamo la nostra dose di dolori, fin dall’infanzia. Se un attore è sincero nel modo di trasmetterli anche lo spettatore percepirà il dramma del personaggio”. Una dichiarazione da professionista consumato che con elegante garbo glissa infine sull’ennesima domanda che gli chiede il rapporto che intercorre tra la sua carriera ed una bellezza fisica ancora sfavillante. Vogliamo sperare che se le forme di vita extraterrestri su cui si interroga Ad Astra esistessero ed incontrassero il divo almeno loro smetterebbero di chiedergliene conto.

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