#Venezia76 – Adults in the Room, di Costa-Gavras

Il cinema di Costa-Gavras ha sempre significato impegno civile, testimonianza, quindi sempre carico di connotati politici. Questo è accaduto sin da Z l’orgia del potere (1969), il film che gli diede la notorietà, ispirato ad uno dei tanti episodi di repressione seguiti al colpo di stato dei Colonnelli in Grecia nel 1967. Il regista greco ha messo a disposizione la propria arte per riaffermare i principi di libertà e i diritti civili e ancora oggi, ad 86 anni il suo percorso artistico non è cambiato restando fedele alle idee che lo hanno guidato durante la sua carriera.


La sua partecipazione al festival veneziano, nella sezione non competitiva del Fuori concorso Adults in the Room, è un omaggio alla Grecia, ma soprattutto ai greci, costretti ad insopportabili sacrifici da una politica europea soggiogata dallla quadratura della contabilità piuttosto che a garantire una dignitosa sopravvivenza dei popoli. Il film racconta con estrema fedeltà le conseguenze della grande crisi di dieci anni fa che ridusse la Grecia all’austerità più assoluta e che vide il protagonismo politico di Alexis Tsipras e Gianis Varoufakis, entrambi del partito di sinistra Syriza. I due politici, dopo avere vinto le elezioni, trattarono con l’Europa, battendo i pugni sul tavolo, una rinegoziazione del debito del Paese per sfuggire all’inevitabile collasso economico della Grecia. Un collasso preannunciato se si fosse aderito, senza trattative, al trattato, definito MoU, che il precedente governo aveva concordato con l’Europa. Ma per Tsipras e Varoufakis quell’accordo avrebbe significato non solo la svendita delle ricchezze greche, ma una non più risolvibile crisi economica poiché al popolo greco, già stremato economicamente, avrebbero dovuto essere richiesti, in una spirale senza fine, ulteriori sacrifici inutili a saldare il debito nazionale poiché, con gli interessi, altro debito si sarebbe accumulato.
Il film di Costa-Gavras tratto dal libro di Varoufakis (Adults in the room: my battle with Europe’s deep establishment) racconta quei mesi culminati nel referendum che rifiutò l’opzione di firmare il trattato consegnando a Tsipras e ai suoi una vittoria politica che li avrebbe però emarginati dal contesto europeo.
Costa-Gavras ancora una volta, ci consegna una testimonianza, oltre che una dettagliata cronaca in un contesto di scontro, di attacco intollerabile alla dignità di un Paese da parte di una Unione europea che, dimenticando ogni solidarietà comunitaria, sembra costituire un sodalizio di arrabbiati sovranisti che mal sopportavano la legittima opposizione del nuovo governo greco che insisteva, dimostrando le proprie ragioni, per una negoziazione delle sofferenze economiche. Tsipras e Varoufakis volevano salvare non solo la dignità di una intera nazione, ma la vita dei loro cittadini schiacciati dalla adozione di politiche europee inaccettabili dirette a salvare i tornaconti economici e finanziari delle loro banche, con buona pace per ogni effetto che questa politica così egoista poteva provocare alla Grecia. Una politica che nei fatti, aveva, negli anni precedenti, fatto aumentare il debito, a tutto svantaggio del popolo debitore.
È in questo clima da thriller, con una stringente sceneggiatura in cui sono ricostruiti con efficacia i dialoghi dei protagonisti, che si consuma la tragedia moderna – secondo le parole dello stesso regista – delle lunghe trattative. Una fase politica drammatica che ha fatto risaltare agli occhi degli scettici un profilo sempre più inaccettabile di Unione Europea. Un consesso che ha giocato le proprie politiche, con in testa il falco Wolfgang Schauble Ministro delle Finanze tedesco, non sul soccorso nel bisogno, ma sull’affossamento definitivo del debitore che diventa nemico. Scelte che hanno contribuito ad aprire ampie crepe di fiducia anche in quella larga parte dell’opinione pubblica che crede ad una unità europea, ma che dalla crisi greca ha imparato a diffidare dei principi sui quali l’intero impianto si regge.
Il film di Costa-Gavras, con il suo ritmo incalzante, smette di diventare thriller per diventare analisi politica e messa in scena delle posizioni e, proprio come in una tragedia, ritroviamo sulla scena i protagonisti e il suo coro. Un gioco di strategie, di illazioni, di trappole e di trattative che aprono e chiudono spiragli di speranza.
Adults in the room, il cui titolo è tratto dalla frase che la sig.ra Lagarde, oggi a capo della BCE, ebbe a pronunciare durante una fase concitata di una delle tante riunioni dell’Eurogruppo, si avvale di una struttura solida in cui forse non tutti gli interpreti sono all’altezza di stare dietro ad un ritmo che nella sua rapida evoluzione restituisce l’agitazione e la tensione dei fatti e dei veri protagonisti.
Ci si rende conto che lo scenario cui si assiste possa condurre ad una conclusione che giunga a considerare il film una specie di racconto divulgativo, frutto di una regia che punti piuttosto ad una cronaca didascalica dei fatti, che ad una loro analisi profonda. Il rischio resta appeso ad un filo e Costa-Gavras sa evitarlo, a volte d’un soffio, ma sa dribblare ogni pericolo di tale genere. In primo luogo evita ogni insidia attraverso quel ritmo che sa imprimere; un altro strumento che utilizza è quello di una durevole e sommessa ironia che governa silenziosamente tutto il film e che trova qualche spunto più evidente nel rimarcare la differenza tra Tsipras e Varoufakis da una parte e gli altri politici europei dall’altra. Il divertente siparietto della cravatta è un brillante esempio, ma su tutti il finale dominato da un balletto che spezza il dramma nel reale, ma come in un brutto sogno, lo rimanda al livello della coscienza più profonda.
L’omaggio del vecchio regista da anni in volontario esilio in Francia ha colto nel segno e il film resta una generosa e non trascurabile testimonianza civile e, al tempo stesso, un tragico monito per il futuro in tutte quelle circostanze in cui si vedranno ancora a confronto l’egoismo e la solidarietà. In un’ottica più larga, si può dire che Il futuro politico, non solo dell’Europa, dipenderà in gran parte da questa contesa e il sempre vigile regista greco ha lanciato il suo grido d’allarme.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *