#Venezia76 – El Principe, di Sebastian Muñoz

1970. Siamo alla vigilia dell’elezione di Salvador Allende, il ventenne Jaime (Juan Carlos Maldonado) viene portato in carcere per aver ucciso, in seguito a un raptus di gelosia, l’amico di cui era innamorato. Finisce nella cella di Riccardo, detto “El Potro” (Alfredo Castro), un uomo di mezza età, che presto diventa il suo mentore educandolo nelle leggi della prigione e nella vita sessuale. Tra atti di violenza della polizia e liti interne tra clan, i due si innamorano.

Al suo esordio dietro la macchina da presa Sebastian Muñoz vola alto. Adatta un libro di Mario Cruz, El Principe – il titolo fa riferimento al soprannome dato al protagonista dai compagni di cella – per raccontare con coraggio una storia di formazione, omosessualità e violenza. Impossibile non pensare subito a Un chant d’amour, il film maledetto di 26 minuti diretto da Jean Genet nel 1950. L’autore cileno riesce però a distanziarsi da tutti i possibili riferimenti sul genere carcerario (qua e là vengono in mente echi de Il bacio della donna ragno di Hector Babenco ad esempio, ma anche de Il Profeta di Audiard), per plasmare una materia molto fisica e personale. I riferimenti politici ridotti al minimo, udibili solo via radio in poche scene, contribuiscono a dare a questo duro ed erotico coming of age una forma astratta.

Muñoz filma la prossemica dei corpi, il loro contatto, l’eccitazione, la geometria degli spazi e gli ambienti che spesso diventano corrispettivi psicologici ed emotivi della narrazione. L’autore nasce come scenografo e si vede nella cura con cui costruisce un set marcio e allo stesso tempo “vivo”. La prigione assume infatti contorni metafisici e con il progredire della storia sembra diventare tutt’uno con i personaggi. I toni grigi degli ambienti carcerari si contrappongono spesso ai colori caldi e nostalgici dei flashback con cui El Principe ricorda e racconta a Riccardo la sua vita prima di essere arrestato. Un film claustrofobico, ma allo stesso tempo pieno di pulsioni desideranti. Asfissiante e passionale come un ultimo abbraccio prima di dirsi addio.

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