#Venezia76 – Franco Maresco in Concorso con Letizia Battaglia e Ciccio Mira

Per raccontare la molta attesa che veicola, in Concorso, La mafia non è più quella di una volta, di Franco Maresco ci piace riportare questo passo de “Il giorno della civetta“, di Leonardo Sciascia:

“Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già oltre Roma..”.

 

Abbiamo ancora bisogno di grandi siciliani, soprattutto dopo la recente perdita di uno dei più longevi, per raccontare i paradossi dell’isola e della penisola intera. Abbiamo insomma bisogno del mai pacificato Franco Maresco per continuare a cogliere gli indizi rivelatori di questa Italia sempre più addentro nei vizi siciliani. Il co-regista di opere come Totò che visse due volte, appena restaurato in 4k dalla Cineteca di Bologna, persevera nel fare del suo fortino palermitano l’eremo da cui continuare a dissacrare ferocemente una regione incredibile e incapace di prendersi sul serio.


Se con il precedente documentario Gli uomini di questa città io non li conosco del 2015 (con la splendida dislocazione a sinistra tipica del parlato meridionale) sembrava che la sua disperazione umanistica fosse involuta in un pessimismo quasi senza speranza, con questo ultimo pare di essere tornati ai fasti metafisici di Cinico TV prima e Belluscone – Una storia siciliana dopo.

Il racconto su Letizia Battaglia (già ritratta nel medio La mia battaglia), fotografa palermitana che con le sue opere ha dato una durissima testimonianza delle guerre di mafia e definita dal Times come una “delle undici donne che hanno segnato il nostro tempo”, affiancato a quello più sulfureo su Ciccio Mira, mitico impresario già protagonista di Belluscone, promette di riportare su grande schermo i fecondi contrasti della terra capace di generare sia Pirandello che Riina.

Volessimo essere istituzionali, per attizzare maggiormente il fuoco dell’attesa, potremmo riportare le parole di Antonio Barbera, direttore della Mostra, durante la presentazione del film alla stampa: “Un nuovo capitolo di quell’indagine antropologica su Palermo e la Sicilia, condotta da Maresco con la capacità di provocare che lo contraddistingue, e che non risparmierà risvolti grotteschi ed esilaranti”.
Ma qui vogliamo concentrarci in particolare sull’evento che sarà probabilmente il momento più significativo de La mafia non è più quella di una volta: il concerto “I neomelodici per Falcone e Borsellino” organizzato da Mira allo Zen di Palermo.
Per capire quanto è indefinibile l’Italia, forse, basterà questa visione.