#Venezia76 – L’esperimento militante di Mario Martone tra la scena e lo schermo

Nel caseggiato popolare 219 a San Giovanni a Teduccio, periferia Est di Napoli, splende l’iconico volto di Che Guevara a seguire il sempreverde Maradona dipinto da Jorit, come segno ulteriore della lotta e della rinascita di un quartiere in cui fino a qualche anno fa si contavano giornalmente i morti di Camorra. L’immaginario leopardiano ci ricorda che la ginestra è un fiore resistente, in grado di fiorire nelle asperità ed è qui, in questo territorio difficile, che un gruppo di attori rampanti, spinto dal «sapore della condivisione e dall’attivismo artistico», ha fondato poco più di dieci anni fa una compagnia pronta a trasformare una palestra occupata in teatro d’avanguardia e spazio sociale: il NEST, Napoli Est Teatro.

Non si può parlare dell’attesissimo film Il Sindaco del Rione Sanità di Mario Martone, che lo porterà in Concorso a Venezia a solo un anno dall’utopia pulsante di Capri Revolution, senza raccontarne la fucina artistica dove il testo di Eduardo De Filippo ha avuto in sorte una nuova vita, poiché il film-evento, che sarà nelle sale italiane grazie a Nexo Digital (trenta settembre, uno e due ottobre) non è che la naturale evoluzione, dalla scena allo schermo, di un’avventura di scrittura e riscrittura radicale, che tradisce le origini militanti di un regista intellettuale sempre a cavallo tra teatri “off” e circuiti ufficiali, cinema e arte performativa – come ci ricorda il volume monografico dedicatogli, recentemente presentato al Museo Madre di Napoli (Mario Martone. 1977-2018 Museo Madre) dopo la mostra dello scorso anno – .

Calato in un oggi drammaticamente vivo, con un protagonista Antonio Barracano non più settantacinquenne «dalla schiena inarcata e dall’andatura regale» come lo voleva la vulgata di eduardiana, ma interpretato, a teatro prima ed al cinema poi, dal trentottenne Francesco Di Leva (Tra i fondatori del gruppo NEST), in una Napoli che sembra esser conosciuta dai più nelle sue vesti «gomorresche», con un centro storico iper-gentrificato a fargli da contraltare, ecco la sfida di Martone, che a suo modo lo avvicina all’operazione di Selfie, del conterraneo Agostino Ferrente: andare a sondare il «paesaggio umano» della città, da San Giovanni a Teduccio al Rione Sanità, dalle periferie al centro storico, in modo da restituire fedelmente persone e territori, vivendoli e raccontandoli senza patinature.
Che poi, forse, è la grande, lucidissima, eredità di De Filippo.

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