#Venezia76 – Partenonas, di Mantas Kvedaravičius

Tra Atene, Istanbul e Odessa tre percorsi umani si intrecciano creando potenti riflessi(oni) sulla nostra memoria condivisa. Tre città di confine fisico, storico e politico che il regista lituano Mantas Kvedaravičius concepisce come spazio espanso abitato solo dal tempo del cinema. Perché tra le assonanze di un tappeto sonoro fortemente antinaturalistico e le differenze di un flusso di immagini dal valore quasi etnografico si instaurano connessioni tutte potenziali nel fragile terreno del nostro sguardo. Chi sono queste persone? Non si sa molto, non è poi così importante, sono sostanzialmente corpi agiti dalla Storia: un rifugiato sudanese, un trafficante turco e una prostituta ucraina vivono la loro liminale quotidianità muovendosi e producendo link tra usi e costumi arcaici, riti e miti tramandati nel presente, infine dispositivi tecnici (dal nastro alla pellicola) che restituiscono tracce mediali a portata di un semplice gesto. Ecco che questi corpi prostituiti, erranti o traghettatori diventano giocoforza allegorie potentissime che schiudono i fantasmi più oscuri della nostra Storia: un passaporto da comprare in un angusto bordello tra sesso e morte si alterna ai moti notturni di piazza (probabilmente in Grecia, probabilmente pochi mesi fa) che fanno letteramente sciogliere le inquadrature distruggendo infine l’obiettivo. Una riflessione estetica legata indissolubilmente al corpo come medium della memoria e all’immagine (cinematografica) come unico spazio adatto per testimoniarla.

Ecco perché il film non vuole incontrarci mai né sul terreno della narrazione, né tanto meno su quello dell’estetizzante fascinazione visiva, chiamandoci semmai in causa come liberi intercessori di senso. Kvedaravičius non dà istruzioni, mappe o etichette a cui appigliarci per interpretare il suo film, ma ci invita a seguirlo in questa esperienza filmica a tratti scioccante che sembra infine cercare un’origine. Uno spazio condiviso che redima le macerie (politiche e sociali) della nostra epoca. Quindi un’origine da trovare nel Partenone del titolo, la culla della civiltà occidentale, il simbolo della democrazia ateniese la cui crisi nerissima dell’ultimo decennio ha costretto appunto a rifugiarsi nel mito per essere compresa. Partenonas è un film difficile, ostico, a tratti impenetrabile e respingente, ma che rimbomba inspiegabilmente come un’eco di materia viva innestata nel cuore dell’Europa.

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