#Venezia76 – Scales, una fiaba femminista tra mito e realtà

«The sea is not for girls»

Come Ettore intima ad Andromaca di tenersi lontana dalla guerra perché «è cosa da eroi» ed a Penelope tocca in sorte un’estenuante vita di attesa, così riecheggiano le parole che il padre rivolge alla giovane protagonista del corto Eye & Mermaid, firmato dalla regista saudita Shahad Ameen, presentato ai Festival del cinema di Toronto, Dubai e Stoccolma nel 2014: «il mare non è adatto alle ragazzine».


Oggi, alla sua prima esperienza nel lungometraggio, con Scales (Saydath Al Bahr), la cineasta torna a mettere in scena la grande e misteriosa distesa marina, mostrandocela come specchio d’una società in cui le decisioni sono appannaggio degli uomini e dove dominano oscure tradizioni cui alle donne non è permesso sottrarsi, pena l’emarginazione sociale, o peggio.

Come molte sue colleghe provenienti dal Medio Oriente (e non solo) Ameen usa il cinema come strumento per problematizzare e decostruire la condizione di subalternità femminile. Il risultato è un’opera che, per dirla con Giona Nazzaro, che l’ha fortemente voluta in concorso alla 34° edizione della Settimana Internazionale della Critica, «è in grado di mettere in discussione lo stato delle cose», e di farlo in modo assolutamente originale: il suo misterioso bianco e nero fa scivolare la verosimiglianza nei terreni perturbanti dell’epico e del fiabesco, ed ecco che il suo mare si popola delle più celebri creature leggendarie.
Nell’anno in cui c’è chi non sembra trovare pace nell’acceso dibattito sul remake Disney de La Sirenetta, che prevede l’attrice afroamericana Halle Bailey nel ruolo di Ariel, con tanto di schieramenti e battaglie a colpi di tweet, la giovane regista saudita prende il largo andandosi a collocare sul solco di molte scrittrici e artiste che prima di lei hanno saputo guardare al bestiario mitologico e letterario, così ricco di esseri mostruosi e grotteschi, per poi mettere realmente in discussione la distinzione tra bello e brutto, maschile e femminile, umano e post-umano: dai mostri come il Frankenstein di Mary Shelley ai cyborg di Donna Haraway, dalle streghe – (che sono ufficialmente tornate!), basti ricordarsi della scena finale di The VVitch di Eggers o delle danze sfrenate di Suspiria di Guadagnino – alle sirene, tanto a cuore a Shahad Ameen.

Tradizionalmente si vuole la fiaba come uno strumento per insegnare anche ai meno giovani ad affrontare il male, un percorso di formazione e crescita, la sfida al bosco.
Seguendo i passi di Hayat, la protagonista di Scales, «fiaba feroce e incantata», impareremo, ci si auspica, a lottare contro usanze brutali e a sfidare chi non ci lascia liber* di scegliere e di agire, perché, come ci ricordano i membri della commissione della SIC, «solo nella diversità delle voci e degli sguardi, nella molteplicità dei sogni e dei desideri dai quali farsi sedurre possiamo trovare gli strumenti per opporre la nostra resistenza quotidiana».

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