#Venezia77 – The Rossellinis. Incontro con Alessandro Rossellini

Alessandro Rossellini presenta il documentario The Rossellinis, nel quale, andando a trovare nel mondo le “famiglie” Rossellini, cerca di guarire dalla “rossellinite”. Evento di Chiusura SiC

Alessandro Rossellini cerca di guarire dalla “rossellinite” (“autodiagnosticata già in tenera età“) nel suo The Rossellinis presentato oggi al Lido. “La rossellinite ce l’abbiamo tutti in famiglia, solo che io lo ammetto e ci ho lavorato sopra, ma sul serio. Sono stato un tossicodipendente e sono passato attraverso il recupero della tossicodipendenza. Questo film per me è come una seduta psicoanalitica, con il di più che mi sono divertito moltissimo a farlo.”  Dei Rossellini, Alessandro è il figlio della ballerina afroamericana Katherine L. O’Brien e di Renzo Rossellini, primogenito del regista avuto con la scenografa e costumista Marcella de Marchis. Nel suo documentario (in sala il 26/27/28 ottobre) sulle famiglie Rossellini, il regista compie un viaggio curativo (passando per la Svezia, l’America fino a Doha, nel Quatar) per andare a trovare i Rossellini, ossia i figli che il grande regista romano ha avuto dalle sue tre mogli. “Il mio film ha uno sguardo ironico su questa rossellinite che ci affligge e anche se non tutti in famiglia hanno condiviso le mie scelte comunque è stato accolto in modo affettuoso. Non è stato facile certo, perché ho evocato dolori e ricordi, ho parlato di persone che non ci sono più”.

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La rossellinite” continua il regista “è il peso che il nome di Roberto Rossellini, grande regista e pensatore, ha avuto su tutti noi. Su alcuni più che su altri. Penso a mio padre in primis, che ha fatto dei lavori straordinari ma mai all’altezza di quelli di Roberto, o a Isabella, modella bellissima, attrice che ha lavorato moltissimo ma mai all’altezza di Ingrid Bergman. Tutti noi abbiamo dovuto convivere con questo grande nome alle spalle, con la figura di quest’uomo carismatico“. Ma Alessandro Rossellini specifica che nel suo documentario, grande riunione di famiglia, si pone come nipote e nient’altro. “La mia intenzione non è quella di smontare i miti. Parlo di mio nonno da nipote e non contesto la figura del pensatore e regista. Per me non è mai stato un nonno tradizionale, ci diceva cose assurde come che non c’era bisogno di andare a scuola. Poi sì, era anche un uomo imponente. Mio nonno era nato agli inizi del 900, era comunque un figlio del suo tempo e non poteva non essere padrone. Ma al contempo  cercava sempre il cambiamento.

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In un momento molto dolce del film, la figura di Alessandro Rossellini viene definita anche come il grande collante della famiglia, insieme a Marcella ovviamente, guardiano del faro, vicina a tutti i membri di questa grande famiglia allargata e multietnica. “Mio nonno era davvero il collante che teneva insieme le tre famiglie e lo è ancora. Tutti noi con lui vivevamo momenti magici e abbiamo ricordi di quel periodo come un momento straordinario della nostra vita. Non si festeggiava mai il Natale ma una volta all’anno ci si ritrovava tutti sul set e ad ognuno di noi veniva affidato un ruolo. Ancora adesso quando ci rivediamo viviamo quella magia“. “Le nostre diversità” continua Rossellini riferendosi al grado di multietnicità della famiglia “mi hanno sempre reso orgoglioso e paradossalmente all’epoca, pur essendo tempi più arretrati, erano più accettate. Oggi la famiglia mista è vista meno bene, e io da mulatto quando entro in un negozio ricevo sempre una prima occhiata di sospetto. Da questo punto di vista la situazione in America per esempio è tragica. I miei parenti di lì stanno pensando seriamente di andarsene se a novembre dovesse vincere di nuovo Trump, perché stanno vivendo una non dichiarata guerra civile

In questo viaggio di incontro (“Uno sforzo produttivo non da poco, con la B&B film“) Alessandro Rossellini parla con tutti i suoi zii e in un certo senso stuzzica ognuno di loro. “Ho imparato molto da questo film, e spero anche che in un certo senso aiuti tutti, perché tutti in un modo o nell’altro soffriamo di rossellinite. Ho anche fatto delle scoperte importanti, per esempio che mio padre e mia madre hanno vissuto un grande amore, che io ignoravo totalmente. E poi mi sono avvicinato a zio Robin, che non avevo mai frequentato molto. La famiglia allargata è davvero una ragnatela di affetti, e anche se ci si vede poco ci si sta vicini.” “Io ho un lavoro che amo molto in una struttura per tossicodipendenti nelle Marche” conclude il regista. “Dico cosa è e come si esce dalla tossicodipendenza. Ma mi sono  divertito a fare questo documentario e ho già in mente un progetto che leghi questi due mondi“.

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