#Venezia78 – Ariaferma. Incontro con Leonardo Di Costanzo e il cast

Arriva fuori concorso a #Venezia78 “Ariaferma” di Leonardo Di Costanzo, il 14 ottobre al cinema. La chiacchierata con il regista e i protagonisti Toni Servillo e Silvio Orlando

“Vorrei ascoltare cosa la gente pensa più che rispondere alle domande. Il gesto di fare un film risponde ad un istinto e mi piacerebbe capire cosa racconta il film. Io fino in fondo non lo so. Gli spettatori concludono il film.”

Durante l’incontro con la stampa del Lido, Leonardo di Costanzo spesso indugia nelle risposte, preferisce ascoltare il pensiero degli altri e lasciare spazio alla silenziosa riflessione personale. Più volte durante la conferenza stampa di Ariaferma, suo ultimo lavoro presentato fuori concorso al 78esimo Festival di Venezia, si sofferma sull’importanza del riflettere. Il tema, di estrema attualità, lo esige. Il mondo dei delitti e delle pene in cui una guardia di un panopticon sardo e un carcerato sviluppano sorprendenti forme di relazione, è inedito per Di Costanzo. Più volte il regista sottolinea come sia stato necessario “indagare la realtà” del carcere italiano. D’altronde il suo mondo è quello del documentario, quello che prende la vita sul vivo, che indaga la vita sul campo. Ma allora perché non fare un documentario?

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“Ho scelto la finzione perché avevo bisogno di raccontare un tempo molto dilatato, avevo bisogno di essere molto vicino ai personaggi, di inventarli e di raccontarli nell’interiorità più che nell’azione.”

Alle novità tematiche e narrative si aggiunge anche l’inedita collaborazione con due attori professionisti del calibro di Toni Servillo e Silvio Orlando, definiti in conferenza stampa il Pelè e il Maradona del cinema italiano.

“È la prima volta che lavoro con degli attori professionisti, ho sempre lavorato con attori non professionisti. Mi sono preoccupato di come le modalità di recitazione di un professionista cambino da quelle di un non professionista. Gli attori professionisti sono costantemente chiamati ad inventare qualcosa che non sanno. Non è stato facile calarsi in una realtà così complessa come quella del carcere. Abbiamo dovuto parlare molto e provare alacremente per ottenere il risultato finale, ma ne è assolutamente valsa la pena.”

C’è da dire, quindi, che l’abbandono della propria comfort zone in questo film è trasversale e tocca anche i due attori protagonisti di Ariaferma. Entrambi in un ruolo lontano dalle proprie corde. Orlando nei panni del carcerato e Servillo in quelli della guardia.

Il primo definisce scherzosamente la sua assegnazione come un salto mortale:

“Io credo che la recitazione sia arte della memoria, e non c’è niente di più lontano da me del carcerato… Così ho cercato solo di essere all’altezza e di immedesimarmi nell’esperienza di altre persone. Mi sono sorpreso di me stesso, forse grazie a una mia ignoranza sul tema… Quello che è  certo è che non è immaginabile il senso di sadismo che si può avere dietro le sbarre.”

Servillo parla del suo personaggio, divorato dal conflitto tra l’esercizio delle responsabilità provenienti dal suo ruolo e la grande compassione che lo contraddistingue come uomo. Poi si sofferma sul grande lavoro svolto prima di entrare nella bolla creata durante il lockdown per permettere lo svolgimento delle riprese:

“Quello che dice Silvio è vero, fare ruoli diversi ha evitato che ci accomodassimo con un atteggiamento routiniero nel personaggio e nella storia che non ha nulla della routine.

Abbiamo fatto un grande lavoro a tavolino, lunghissime sedute preparatorie ai racconti di carcerati e guardie. Questo ci ha permesso di ascoltare quelle persone con una consapevolezza ulteriore durante le riprese.”

Più volte i protagonisti dell’incontro si soffermano su un concetto. Ariaferma, a partire dal titolo, restituisce un senso di staticità, di sospensione. La stessa sospensione che rapidamente diventa tensione tra guardie e carcerati all’interno del panopticon. Ma la tensione, con grande coraggio, non viene mai fatta sfociare in violenza.

“Abbiamo cercato di essere il meno ovvi possibile e siamo riusciti a fare un film in cui non c’è violenza ma il racconto di un’esplosione che sta per scoppiare dall’interno.

Ariaferma è una riflessione che riguarda tutti, non solo il Ministero della Giustizia. La vendetta è la risposta ad una colpa? O bisogna creare una riflessione nel colpevole? Io sono sicuro che ricongiungersi con se stessi aiuterebbe ad evitare la recidiva.”

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