#Venezia78 – Pu Bu (The Falls): un romanzo d’immagini

Dopo A Sun, l’ipnotico cinema di Chung Mong-Hong approda a #Venezia78 in concorso Orizzonti con “Pu Bu” (The Falls), sul particolare rapporto tra una madre e sua figlia

«Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro; ogni famiglia infelice è infelice a suo modo»

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È difficile leggere Anna Karenina senza rimanere sbalorditi dal suo incipit così incisivo e desolante in tutta la sua verità. Le primissime righe del romanzo di Tolstoj sono le solide e robuste fondamenta dalle quali, piano piano, viene costruito uno dei più celebri romanzi di fine Ottocento.

Costruire un testo equivale a costruire una casa e probabilmente il miglior materiale per farlo è quello dell’immagine.

Qualche mese fa, Chung Mong-Hong, intervistato dall’Hollywood Reporter scrive a proposito del rapporto con il processo creativo di scrittura dei suoi film: “Le mie sceneggiature sono più dei romanzi…”. Questa rivendicazione viene ribadita durante l’intervista quando cita le prime righe della sceneggiatura di A Sun, sua penultima pellicola disponibile su Netflix, e le commenta. É forte in lui il bisogno di documentare la sua immaginazione, le sue emozioni, evitando semplici sequenze di azioni e dialoghi. Una volta vista la prima sequenza di A Sun, diventa chiarissimo come questo approccio di scrittura si rifletta sulla potenza delle immagini in un incipit che, come per Anna Karenina, prepara le fondamenta per le successive drammatiche sequenze.

A due anni da A Sun, Chung Mong-Hong approda finalmente alla Biennale di Venezia, in concorso Orizzonti, con un altro tragico ritratto famigliare, tutto al femminile questa volta. Dalle pochissime anticipazioni sappiamo solo che Pu Bu (The Falls) racconta del difficile rapporto tra una madre e sua figlia, indebolito ulteriormente da una probabile perdita. La convivenza forzata durante il lockdown per il Covid-19 sconvolgerà completamente la loro relazione.

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Ancora una volta, il fulcro tematico del regista di Taiwan sono le dinamiche genitore-figli, la galassia di valori e aspettative disattese all’interno di una famiglia.

Di nuovo l’incipit di Tolstoj potrebbe risultare alquanto calzante per preparare alla visione di Pu Bu. Anche per spiegare la scelta tematica ripetuta. Secondo lo scrittore russo, l’infelicità ha un valore connotativo molto più forte rispetto ad una felicità omologatrice. È quindi l’infelicità ad essere unica nella sua molteplicità. Oggi più che mai è il miglior soggetto per il regista di Taiwan e il suo cinema “novellista”.

Dopo A Sun è lecito aspettarsi una pellicola altrettanto potente e incisiva. Appuntamento al 6 Settembre per scoprirlo.

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