#Venezia79 – Beating Sun. Intervista al regista Philippe Petit

Abbiamo intervistato in esclusiva Philippe Petit, autore dell’opera prima Tant que le soleil frappé, presentata alla Sic. La storia di un architetto idealista contro le regole del settore.

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Abbiamo intervistato in esclusiva Philippe Petit, l’autore dell’opera prima francese Tant que le soleil frappé, presentata alla Settimana della critica.

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In Realismo capitalista Mark Fisher racconta l’impossibilità di immaginare un mondo che non sia capitalista. Il protagonista Max si oppone a questa logica. Sembra un personaggio che insegue l’utopia.
Max è sicuramente un personaggio idealista. Combatte per le sue speranze. Io penso che lui creda veramente che le cose possano cambiare. Con le nostre azioni il mondo può cambiare da oggi a domani, per esempio si può decidere di trasformare un soggiorno in un giardino. Basta deciderlo. Il film è proprio su questo, sulla possibilità di cambiare le cose.

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Da dove viene l’idea di raccontare un architetto?
Ho deciso di fare un film su un architetto quando ho visto quello che sta succedendo in Francia. Vengono spesi un sacco di soldi per far finta di migliorare le città, si fanno progetti, si costruiscono nuovi quartieri, ma alla fine abbiamo solo un cambiamento puramente verticale con la costruzione palazzi altissimi. Nessuno pensa alla qualità della vita delle persone che vivono una città. Mi sembra una cosa importante di cui parlare oggi.

La scelta delle location è stata complicata? mi riferisco soprattutto alla piazza in cui si apre e chiude il film e che Max vuole trasformare in un giardino.
È stato molto difficile trovare i luoghi adatti per questo film. Avevo pensato di girare a Roma perché quando ho iniziato a pensare a questo progetto mi trovavo a Villa Medici. Ma girare a Roma è troppo costoso e c’era ancora tutta la problematica del covid da affrontare, così ho optato per Marsiglia. Tuttavia per la piazza dove è ambientato maggior parte del film non pensavo a un spazio troppo piccolo o modesto in periferia. Non ero interessato a realizzare un suburbs movie, volevo stare nel centro città in un luogo frequentato da te, da me, non da persone ricche o eccessivamente povere, insomma persone normali. Non volevo che fosse troppo lontano dalla stazione.. Volevo una location dove la gente poteva passeggiare o passare per andare da qualche parte, e che si poteva migliorare con un giardino.

Mi è piaciuta l’idea della luce, del sole battente che è il titolo del tuo film.
Certo. Parlo di spazi dove sono stati piantati semi che stanno germinando, nascendo e, per questo motivo ho deciso di girare il mio film durante i mesi estivi visto che avevo bisogno di molta luce diurna, di riprese all’aperto. Mi interessava che ci fossero tutti gli elementi: per far crescere i fiori ci vogliono la terra, il vento, la polvere e il sole.

Come è stato il procedimento di scrittura?
Molto lungo, mi ci sono voluti cinque anni per completare la sceneggiatura. Ci sono state tantissime versioni.. è stato molto faticoso! Ne ho scritta una parte a Saint Malo poi, come ti dicevo prima, un’altra a Roma. Mi interessava scrivere soprattutto il protagonista, come si rapportava al lavoro, alle relazioni a se stesso. E alla fine del film, in questa notte così particolare, è come se avesse fatto un percorso, come se avesse capito qualcosa di se stesso, perché il suo rapporto con il lavoro e con la vita sarà cambiato per sempre. Non prenderà più soldi da architetti famosi o da calciatori vip ma comincerà a fare le cose da solo, a suo modo. È un finale molto costruttivo.

Quali registi ti hanno influenzato? Mi sono venuti in mente Stephan Brize e Laurent Cantet ad esempio.
Mi piacciono molto i film di Brize o di Cantet ma penso di essere cresciuto soprattutto con John Cassavetes, i film indipendenti americani, e poi Michelangelo Antonioni, Accattone di Pasolini. All’inizio del processo di scrittura guardavo molti film, poi mentre giravo ne vedevo sempre meno perché non volevo esserne troppo influenzato. Ora sto lavorando a un piccolo film sulla mia famiglia. Voglio raccontare la storia di queste persone così vicine a me

Max è fuori dalle regole di mercato. Vorrei fare un parallelo con la distribuzione in sala e quella in streaming: in Italia c’è una situazione molto complicata perché nessuno va più al cinema, tutti si guardano le serie sulle piattaforme. In Francia già va meglio, ma cosa ne pensi della fruizione del cinema sulle piattaforme?
Quello che sta succedendo è molto triste, soprattutto per me. Penso che il cinema sia un luogo dove la gente possa confrontarsi, condividere storie ed esperienze. È il posto che mi piace di più frequentare, vivere! È il modo migliore per fruire dello spettacolo: la musica, il suono, l’immagine… tutto è migliore al cinema! Con il covid le nostre esperienze sono cambiate molto, ma quanto è triste vedere un film al buio, soli, nel proprio appartamento? Dobbiamo  impegnarci a ritrovare le cose più autentiche. È come con i libri, la gente non legge o legge pezzi di libri sul computer ma penso che abbia bisogno dell’oggetto tra le mani. Dobbiamo riportare l’analogico in vita e farlo conoscere ai più giovani.

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