#Venezia79 – Don’t Worry Darling: incontro con Olivia Wilde e il cast

Fuori Concorso a Venezia, il nuovo film dell’attrice e regista parla di controllo del caos, patriarcato, senso della comunità e finte facciate del perbenismo. Con lei Harry Styles e Chris Pine

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Accolti con trepidazione i protagonisti nel nuovo film di Olivia Wilde, Don’t Worry Darling, fuori concorso a Venezia. Presenti in sala l’attore Harry Styles, l’attrice Gemma Chan, l’attore Chris Pine, e la regista del film Olivia Wilde. Una storia distopica, ma ambientata in un mondo glamour.

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Mi è sempre interessata l’iconografia degli anni ’50 e ’60 negli Stati Uniti e sono stata ispirata dall’architettura, dall’arte, dal cinema e dalla musica di quell’epoca, spiega Olivia Wilde. È un’epoca molto seduttiva e abbiamo trovato fosse il modo migliore per progettare il mondo di Victory (la città aziendale sperimentale che ospita gli uomini che lavorano al progetto top-secret Victory e le loro famiglie).

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Un periodo in cui ciascuno aveva un ruolo ben determinato, sia le donne che gli uomini, ma sotto la superficie di fatto non si trovavano in un luogo felice. Insieme alla sceneggiatrice Katie Silberman, continua Wilde, ci interessava concentrarci sul fatto che questa felicità fosse per pochi. Abbiamo cominciato a scrivere questo film nell’epoca di MAKE AMERICA GREAT AGAIN (2018) e ci siamo chiesti che cosa significasse esattamente. Con questo film dobbiamo ricordare che tutto è una metafora. Il paradosso di Victory è che tutto ciò che è bello è anche sinistro, e questo è voluto. Abbiamo assolutamente pensato alle generazioni di donne prima di noi, ma anche a coloro che rappresentiamo per quanto riguarda l’autonomia. Anch’io vorrei fare seguito a questo. In un mondo così da sogno abbiamo dei flashback sulle verità storiche. Il progetto Manhattan ad esempio: possiamo parlare del mondo reale che circonda tutto questo. Un mondo che si basa su molte esperienze reali, penso a Manhattan Project, un’organizzazione segreta dove le donne erano d’accordo sul non fare domande. C’è una grande iconografia fascista, e riferimenti a questo perché parliamo del potere e dell’abuso del potere.

Prosegue Harry Styles: credo sia divertente rappresentare, in qualche modo, un personaggio che non fa parte di un mondo che è il tuo, che appare perfetto ed è intrigante rappresentare questa finzione. Ho potuto guidare delle macchine divertenti, è stato bello… E credo che siamo stati fortunati perché questo mondo è stato creato in un modo così realistico che ad un certo punto abbiamo fatto finta che fosse una realtà anche per noi. Non sembrava di recitare una parte, perché era stato ben creato.

Gemma Chan: Concordo perfettamente. Un mondo, nato dalla collaborazione di tutti, creato con un’estetica veramente bellissima, con quel mood sinistro che si intravede nelle scene. La scenografia curata da Katie Byron, la fotografia di Matthew Libatique, hanno fatto sì alla creazione di immagini meravigliose. Una patina bellissima ma che sotto ha qualcos’altro.

Chris Pine: la cosa sorprendente è che non é tutto ripreso dal vivo. Come ha già detto Harry, non è stato necessario fare gli attori perché le persone sembrano reali, in un mondo che in realtà è quasi il nostro mondo.

Olivia Wilde: Se pensiamo alla filosofia di vita che gonfia e mostra tutte le cose belle che rappresentano il nostro mondo, scopriamo che possiedono un lato oscuro. E’ interessante scoprire quanto vi è di intimo in quello che noi sappiamo di questi mondi.

 

Una delle idee del film è controllare il caos, staccandosi dalla realtà. Il caos è distruttivo, commenta Olivia Wilde, e invece dall’altro lato abbiamo la bellezza, la perfezione, che fa parte della filosofia fascista. Il film cerca di suggerire che se noi cerchiamo di controllare le persone, questo non ci porta a quella fine utopica, perché non fa parte del nostro essere umani. Cerchiamo di controllare anche la natura, ecco perché siamo nel deserto, ecco perché abbiamo filmato nelle bellissime colline italiane. Non è la celebrazione di madre natura: il caos è una cosa organica, e cercare di controllare l’essere umano non è mai una buona idea. Questo film parla dell’oggi, ma che di fatto non ha effettivamente un tempo, perché parla della Storia. Non credo ci sarà mai un tempo in cui l’idea del controllo, del corpo di qualcuno, non sia così importante da richiedere una lotta. Credo che porterà riflessioni. Porterà le persone a domandarsi sul ruolo delle Istituzioni: vogliamo che sia una forma d’intrattenimento, un cavallo di Troia, dei dibattiti. Vogliamo creare provocazione perché noi crediamo che le rotture siano fondamentali per la nostra società.

La cosa fondamentale, secondo me, è il linguaggio, commenta Chris Pine. tutti i leader lo utilizzano come arma. Frank, il mio personaggio, non si basa su nessun ologramma. Lavorando con Olivia abbiamo cercato di creare una rete con le parole che utilizza e che possiedono un senso. Ogni giorno controlliamo il caos nelle nostre vite.

Racconta Olivia Wilde: con tutte le donne all’interno del film abbiamo parlato di complicità e del ruolo nel sistema patriarcale. Non mi interessava creare una parabola femminista: volevo che fosse una provocazione per far comprendere il modo in cui partecipiamo nella società. Vogliamo che la voce delle donne sia ascoltata. Desidero che il personaggio di Alice sia di ispirazione per loro: è disposta a tutto per fare la cosa giusta. Attraverso i social accadono cose molto positive nel mondo. La comunità è la famiglia che ci scegliamo, sono gli amici. Questo film è un ottimo esempio di fiducia: dobbiamo avere fiducia nelle nostre sensazioni. Possiamo adeguarci o trovare la via giusta.

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