#Venezia79 – Gli ultimi giorni dell’umanità. lncontro con gli autori

Gli ultimi giorni dell’umanità si presenta come un lavoro che vuole connettere le immagini e lo sguardo di Enrico Ghezzi: ne parlano Aura Ghezzi, Alessandro Gagliardo e i produttori

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Da subito la conferenza stampa de Gli ultimi giorni dell’umanità, presentato a Venezia 79 alla presenza di Aura Ghezzi, del co-regista Alessandro Gagliardo, e dei produttori per Matango Armando Adria e Gabriele Monaco, si setta su livelli altissimi di riflessioni sul senso delle immagini, sull’importanza dell’archivio e la forza dello sguardo “messo a disposizione” dell’immagine, come dirà lo stesso Gagliardo. Enrico Ghezzi è seduto in prima fila, lontano dai microfoni. Il primo aneddoto a venire raccontato parlando proprio dell’immenso archivio personale di Enrico Ghezzi riguarda una certa visita a casa di Umberto Eco in cui lo stesso Ghezzi si sarebbe messo a disposizione per leggere i tarocchi allo scrittore piemontese.

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Più concretamente si intuisce come durante la lavorazione non esistessero limiti o paletti, ma che piuttosto il lavoro è stato di ricerca più profonda di quanto possa trasparire. Parlando della scelta degli archivi da cui attingere Armando Andria commenta:

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“L’’idea di ibridare più archivi tra loro è nata quasi naturalmente. A fare da collante c’è stato l’immenso amore di Enrico per il Cinema… inoltre è stato interessante l’inserimento di immagini di cronaca per creare una contrapposizione tra oggettività e soggettività. Infatti lo sguardo di un cinefilo come Enrico va in contrasto con le immagini di cronaca fredde e distaccate.”

Ma salta immediatamente all’occhio il rispetto che vive tra Ghezzi e Gagliardo, che ne parla con assoluta stima e rispetto. Il lavoro di ricerca formale nelle immagini di archivio o di Cinema che siano viene da una spinta senza piani produttivi precisi. Come un flusso. “Direi che la parola chiave è naufragio.”

Aura Ghezzi, la protagonista è un altro punto centrale di questo film, che commenta: “è stato un film di ricerca nell’archivio. Una delle prime cose è stata cercare più materiale possibile che mi riguardassero, e ci siamo resi conto che c’ero dal giorno in cui sono nata. Per me è stata una scoperta vedere quel materiale. Poi la mia parte attiva è stata il lavoro sul materiale di Kafka, che mio padre voleva assolutamente”.

Insomma, è chiaro come Gli ultimi giorni dell’umanità è figlio di colui che nelle immagini naviga per amore, ma sempre facendo attenzione e osservando minuziosamente, come un “Guy Debord televisivo”. Gabriele Genuino di Rai Cinema incarna i sentimenti di gratitudine condivisi da chi ha preso parte alla realizzazione del film, ringraziando Ghezzi per il lavoro svolto attraverso gli anni:

“Prendere parte a questa avventura è stata la possibilità di ringraziare una figura che ha guidato giovani appassionati di cinema – me compreso – verso una passione sempre più viva.”

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