#Venezia79 – Un Couple: Frederick Wiseman dona voce a Sòf’ja Tolstoj

A 92 anni, Frederick Wiseman dirige Un Couple: la corrispondenza tra Lev Tolstoj e la moglie Sòf’ja Bers, nel suo approdo al cinema “di fiction” realizzato durante la pandemia. In concorso

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“Il vizio è diventato un’abitudine per me: devo andare a letto con le donne. Altrimenti, la lussuria non mi dà un solo minuto di pace”. A scrivere queste parole, sul suo diario, il Conte Lev Tolstoj. In concorso il 2 settembre, alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, Un Couple rappresenta la prima incursione del leggendario documentarista americano Frederick Wiseman nella fiction. Girato durante la pandemia, quando il regista è rimasto isolato nella campagna intorno a Parigi, mette in luce la corrispondenza tra Tolstoj e la moglie Sòf’ja Bers, a testimonianza del loro complesso e tormentato rapporto affettivo.

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LA SCENEGGIATURA RACCONTATA DA UN MAESTRO DEL CINEMA ITALIANO

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Frederick Wiseman, Leone d’oro alla carriera nel 2014 proprio al Lido, dirige documentari acclamati da quasi 60 anni. La sua macchina da presa ha tracciato forze istituzionali di vasta portata passando dall’ospedale psichiatrico nel seminale Titicut Follies del 1967 a ritratti più recenti come la Biblioteca pubblica di New York. All’età di 92 anni, ma come al solito non manca di supervisionare il lavoro di ripresa e il processo di montaggio, sceglie di indagare questa relazione tormentata, che per il XIX secolo era anticonvenzionale. Sòf’ja e Lev si erano sposati nel 1862: lei aveva diciott’anni, lui trentaquattro. Nei quarantotto anni della loro vita coniugale nacquero tredici figli, quattro dei quali morti in tenera età. L’amore dello scrittore era possessivo e carnale; la moglie, pur accondiscendendo, sognava un rapporto più spirituale.
Ma facciamo un passo indietro e contestualizziamo la storia: da dove è partito Wiseman? Quando il conte Tolstoj chiese a Sòf’ja di diventare sua moglie, voleva che non ci fossero segreti tra loro. Prima del matrimonio, le consegnò i suoi diari in cui descriveva le sue passate relazioni intime con altre donne, tra cui una in particolare, con una serva di umili origini contadine, dalla quale aveva avuto un figlio fuori dal matrimonio. Rimasta scioccata, dopo aver letto tutte le esplorazioni in campo sessuale del suo futuro marito, andò comunque avanti verso il matrimonio. “Tutto il suo passato è così orribile per me, non sarò mai in pace con lui. Mi bacia, e penso: non è la prima volta che è infatuato. Anch’io lo sono stata, ma solo nella mia immaginazione, mentre lui è andato davvero con altre donne, in carne e ossa e carine” scrisse Sòf’ja. Entrambi erano divorati dalla gelosia: lei ripensando al libertinaggio del marito prima del matrimonio e sporadicamente rinfrescato anche dopo; lui sospettoso di ogni innocente frequentazione maschile della moglie. Entrambi con ripetute minacce di fuggire da casa (Tolstoj realizzò il progetto alla fine della sua vita, nell’ottobre del 1910, per morire in solitudine), e/o di suicidarsi (Sòf’ja si gettò in uno stagno, ma fu prontamente ripescata).

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All’interno dell’opera, tratta dai diari dei coniugi, non vi è una narrazione nel senso tradizionale, ma il film, dalla durata di un’ora, si svolge lungo una serie tesa di lamenti e una profonda ricerca interiore da parte della protagonista. Per Wiseman rappresenta anche una sorprendente risposta personale alla pandemia, che ha impedito a uno dei registi più preziosi della storia del cinema di mettere insieme un altro documentario, girando in luoghi pubblici affollati, come fa di solito. Wiseman mette in primo piano un’avvincente performance dell’attrice francese Nathalie Boutefeu (co-sceneggiatrice di questo lavoro, i due hanno lavorato insieme anche all’interno di una produzione teatrale dell’opera di Emily Dickinson The Belle of Amherst) mentre vaga tra un giardino lussureggiante e il mare dell’isola francese Belle-Île al largo della costa della Bretagna, in Francia. L’approccio ha una certa somiglianza con due precedenti lavori di Wiseman: il documentario del 1982 Il diario di Seraphita, che presenta i monologhi interni di una modella scomparsa, e il lungometraggio del 2002 L’ultima lettera, in cui l’attrice Catherine Samie dona voce alle sue sofferenze all’interno di un ghetto ucraino durante la Seconda guerra mondiale.
Per Wiseman, tuttavia, quei film erano simili a opere teatrali filmate su uno sfondo rigido che ricordava un palcoscenico. A Couple invece segue il suo unico carattere attraverso il cambiamento del terreno. Distribuito in Francia, dove uscirà il 19 ottobre, dalla Météore Films, e distribuito internazionalmente dalla The Party Film Sales, sarà presente al Film Forum di New York a novembre.

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