Vesuvio – Ovvero: come hanno imparato a vivere in mezzo ai vulcani, di Giovanni Troilo

Un film di disarmante realismo che ha una spontanea leggerezza del tono in un intreccio di storie che, nonostante abbiano una convenzionalità di fondo, sanno diventare originali. Da oggi in sala.

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È il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo che ci conduce, come Virgilio per Dante, dentro i fuochi sotterranei di un’area vulcanica di dimensioni inimmaginabili. Vivere su una polveriera, anzi dentro una caldera in ebollizione, come le solfatare che circondano l’area metropolitana di Napoli testimoniano, è convivere con la paura, per non dire di peggio. Vesuvio. Ovvero: come hanno imparato a vivere in mezzo ai vulcani è un film di disarmante realismo, forse tra i più intrisi di realismo pessimista, ma il merito che gli va attribuito, tra i tanti in verità, è quello di avere frammentato questo insistito pessimismo scientifico del mentore, affidandosi ad una spontanea leggerezza del tono, scavalcando ogni luogo comune sulla napoletanità e consegnando il testo e le immagini ad una verità che se da una parte appare sconcertante, dall’altra sa diventare anche soluzione ed esorcismo di ogni paura.

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È l’affidarsi alla vita e al quotidiano, è in quella sequela di nascita e di morte, di musica e lavoro, di scuola e di precognizioni, di religione ed esoterismo, che il sintomo della paura sembra sciogliersi in quello stesso liquido magmatico che giace a vari chilometri sottoterra e che se si sprigionasse d’improvviso alimenterebbe almeno 300 eruzioni come quella di Pompei. Forse questo restituisce il senso del dramma sospeso che pende sull’intera area napoletana, ma per l’appunto frantumato in quella quotidianità in cui non si bada al piano di evacuazione che dovrebbe avvenire su strade dove non passano due macchine insieme in opposta direzione. Il cielo sopra Napoli sembra splendere, ma la terra sotto Napoli ribolle di quel magma che fa evaporare i corpi in una tragica e dolorosa istantanea, che conosciamo attraverso i corpi carbonizzati di Pompei.
Leggero e scorrevole, nonostante la paura che racconta, l’apocalisse che preannuncia in quelle certezze scientifiche che nella forma di ipotesi si fanno dimensione gigantesca di un reale futuro. È proprio questo che il film di Giovanni Troilo fa, un bagno di realismo filtrato da un montaggio pregevole, che conferisce al film il ritmo perfetto nella scansione delle molteplici facce che una città come Napoli ha sempre posseduto e poi anche saputo fare diventare forma originale dell’approccio alle cose della vita. Vesuvio. Ovvero: come hanno imparato a vivere in mezzo ai vulcani sa mostrare questa rete di segrete sensazioni attorno al tema della paura, un intreccio di storie che, nonostante siano unite da una convenzionalità di fondo, sanno diventare originali e offrire, come attraverso un nuovo sguardo, una Napoli lontana dallo stereotipo, ma anche lontana dalla paura, senza avvertimenti e senza moralismi. Vesuvio. Ovvero: come hanno imparato a vivere in mezzo ai vulcani guarda al pericolo dell’eruzione, imprevedibile nel suo verificarsi, scoperchiando un ribollente vaso di Pandora di cui in lontananza si avvertono per adesso solo i sinistri rumori.
Si è dentro il grande vulcano con un diametro di dodici chilometri ed è davvero sconcertante e misterioso come la vita in quei luoghi si possa essere adattata a questa paura, sempre ricacciata indietro con un fatalismo che ne esorcizza ogni effetto. Vesuvio. Ovvero: come hanno imparato a vivere in mezzo ai vulcani non ha risposte, ma le risposte alle decine di domande che ci si pone stanno in quelle immagini che mostrano lo scorrere dei giorni e l’adattarsi degli uomini ad ogni segreta paura, in quella convivenza che allenta ogni antica paura.

Regia: Giovanni Troilo
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 89’
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
4.15 (13 voti)
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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