Via Argine 310, di Gianfranco Pannone

Appassionante documentario che segue per dodici mesi le vicende della Whirlpool e dei suoi lavoratori di Ponticelli, quartiere di Napoli. Special Screenings

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Via Argine 310 segue per dodici mesi le vicende della Whirlpool e dei suoi lavoratori di Ponticelli, quartiere di Napoli. Il titolo indica ovviamente l’ubicazione esatta della multinazionale americana che nel 2018 ha avviato la procedura di chiusura del sito, con la conseguente perdita del posto di lavoro di 316 operai, uomini e donne. Prima è iniziata la cassa integrazione fino ad arrivare nel novembre 2021 alla definitiva lettera di licenziamento. Di questa drammatica esperienza è rimasto ancora oggi il presidio “Whirlpool –Napoli non molla”, tenacemente e fortemente voluto dagli stessi lavoratori. Tre anni di cortei, battaglie, incontri/scontri con le istituzioni locali e nazionali, tre anni di sofferenze, ansie, paure, ma anche di solidarietà, amicizia vera, confronto, crescita della coscienza critica. Quindi, non tutto i mali verrebbero per nuocere.

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La crisi della centralità operaia si trasforma in un’occasione di creare legami umani, la condivisione della precarietà lavorativa si fa fonte di speranza e di vera compartecipazione. Ad arricchire la ricostruzione della vicenda, saltata naturalmente agli occhi dell’opinione pubblica del Paese, ci sono immagini di repertorio, su tutte, scene del doc del 1949 di Carlo Lizzani, Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato, ci sono le musiche di Daniele Sepe, c’è la partecipazione di Alessandro Siani, figlio di operaio in Alfasud, anche voce narrante di pagine memorabili di La dismissione, di Ermanno Rea, sulla chiusura della fabbrica di Bagnoli. Occhio che guarda, occhio che testimonia, occhio che viaggia e candisce momenti particolari della realtà. Napoli, una città in cui i binari della storia si interrompono, i treni della modernità deviano e non si fermano più, le stazioni rimangono malinconicamente sole e vuote.

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Napoli, lato oscuro della realtà, ma anche il lato potenzialmente futuribile di una realtà diversa. Anche se stavolta l’opera sembra seguire i binari del documentario/reportage più canonico, Gianfranco Pannone comunque non perde il desiderio di smuovere sentimenti con ondulante passione citazionista e sussultorio girovagare tra immagini di repertorio e testimonianze visive. Siamo davanti a un cinema civile con un occhio antropologico rivolto soprattutto alla storia grande e piccola del Nostro Paese. Sarebbe troppo liberarsi da una visione del mondo e perdersi nella sua rifrazione, nel suo dettaglio, ad armi pari. Ha densità, trabocca anche di nostalgia, di una violenza ancestrale, nonostante il “cattivo” non si mostri mai concretamente, di paura e di eccitazione.

 

Regia: Gianfranco Pannone
Voce narrante: Alessandro Siani
Durata: 70′
Origine: Italia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
3 (7 voti)
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