Vicky Krieps, l’arte di restare sé stessi
Dalla musa di Paul Thomas Anderson alla Sissi di Marie Kreutzer, l’attrice lussemburghese continua a sfidare le etichette e a restare se stessa, anche dentro lo star system
È stata la musa ispiratrice di uno stilista ossessivo degli anni ‘50 (Il filo nascosto), ha dato il volto a Sissi, l’imperatrice d’Austria più famosa di sempre, è apparsa in un thriller di M. Night Shyamalan (Old) e presto la vedremo nei panni della schietta e indisciplinata Lilith in Father Mother Sister Brother, il nuovo film di Jim Jarmusch. Vicky Krieps non si descrive, però, né come musa né come imperatrice: è piuttosto una ribelle. E quella ribellione si riflette tanto nei personaggi che interpreta, quanto nel modo in cui attraversa lo star system.
Nata a Lussemburgo, Krieps muove i primi passi nella recitazione al liceo, per poi intraprenderne gli studi all’Università delle Arti di Zurigo. Inizia a recitare allo Schauspielhaus della città e dopo aver preso parte a piccole produzioni cinematografiche, nel 2011 ottiene il suo primo ruolo di rilievo in Hanna di Joe Wright.
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“Pensavo che avrei fatto solo teatro” racconta a The Wrap “ma poi è successo qualcosa. L’ho sentito io stessa. Era qualcosa tra me e la macchina da presa, come se essa fosse viva. Sento che è come una danza. Riesco ad avvertire ciò che le piace e ciò che non le piace. È una cosa molto intima e personale”.
Quella danza viene notata da Paul Thomas Anderson, che dopo averla vista in The Chambermaid Lynn (2014), la sceglie per interpretare Alma ne Il filo nascosto, dove, insieme a Daniel Day-Lewis, è protagonista di un delicato gioco di potere, passione e vulnerabilità: un ruolo che le permetterà di mostrare al mondo la sua presenza magnetica.
Ma l’ascesa alla fama non fu semplice. Krieps ha, infatti, raccontato che negli anni che seguirono l’uscita de Il filo nascosto si è “sentita totalmente persa”, come se la avessero “lanciata da un aereo su un altro pianeta”. Ciò l’ha portata ad allontanarsi da Hollywood per qualche tempo, scelta che lei stessa ha definito rischiosa, ma che l’ha aiutata a mantenere la sua integrità.
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In questo momento di crisi, però, Krieps incontra Mia Hansen-Løve e prende parte al suo Bergman Island, film presentato a Cannes nel 2021, in cui interpreta Chris, una regista che si trova con il suo compagno (Tim Roth) sull’isola di Fårö, dove Ingmar Bergman ha passato gli ultimi vent’anni della sua vita.
È forse grazie al bisogno di Chris di trovare la sua voce e la sua visione, che Krieps riesce a ritrovare la sua. “Ho ritrovato la mia forza, ma davvero da sola, a modo mio” ha raccontato “Ora mi rendo conto che quando lavoro sono sempre me stessa e non sono più così spaventata di esserlo. Ho accettato il fatto che sono un po’ diversa e che provengo da un ambiente molto distante da quello che si immagina sia tipico delle attrici”.
Da quel momento, i ruoli di Krieps sembrano parlare una lingua nuova, più libera e personale. È il caso de Il corsetto dell’imperatrice (2022) di Marie Kreutzer, dove interpreta una Sissi lontana dall’immagine patinata della tradizione. Krieps le restituisce, infatti, complessità e ironia, trasformando l’imperatrice in una figura contemporanea, ribelle nonostante la sua eleganza. La performance le è anche valsa il premio Un Certain Regard come miglior attrice a Cannes nel 2022.
Oggi la possiamo vedere in Monster: The Ed Gein Story, la terza stagione della serie antologica di Ryan Murphy disponibile su Netflix, in cui interpreta Ilse Koch, la moglie di un ufficiale nazista e figura storica nota come la “Strega di Buchenwald”.
Krieps ha ammesso di essere stata inizialmente spaventata dal ruolo, soprattutto a causa del legame familiare con la storia (suo nonno sopravvisse ai campi di concentramento): “Penso che ciò che mi ha aiutato a entrare nel personaggio, l’ultimo tassello del puzzle, sia stato capire che [Ilse Koch] è molto simile ad alcune persone di oggi, e che tutto ciò che desiderava era essere perfetta. Voleva essere la donna perfetta, avere la vita perfetta, la casa perfetta e il marito perfetto. […] Questo è stato davvero ciò che mi ha aiutato a entrare nel personaggio e nella sua malvagità”.
Presto tornerà, poi, sul grande schermo con Father Mother Sister Brother, il film di Jim Jarmusch che ha vinto il Leone D’Oro alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, dove reciterà nei panni di Lilith, accanto a Cate Blanchett e Charlotte Rampling, nell’episodio Mother.
Sembra chiaro che Vicky Krieps non recita mai per piacere, ma per capire, e forse è proprio in questo che rappresenta la sua forma più pura di ribellione: non nel rifiuto del sistema, ma nella libertà di restare se stessa dentro di esso.
























