VIDEOCLIP – Leonardo DiCaprio, da Manila verso l’Oscar

DiCaprio e De Niro. Italiani di cognome, Scorsesiani nell’animo. Ognuno di loro ha rappresentato e rappresenta tutt’ora un corpo importante nel cinema di Martin Scorsese, ognuno di loro ha probabilmente dato il proprio meglio diretto proprio dall’occhio vigile di questo regista. Tra poco saranno consegnati gli Oscar, DiCaprio quest’anno ce la farà, grande gioia per lui, se lo merita, ma zitti zitti in molti pensiamo che non sia Revenant il film in cui abbia brillato di più. E se si tratta di scintille, Leo non si è mai risparmiato, basti pensare alla sua ultima performance made in Scorsese, Wolf of Wall Street, non indicata ai deboli di cuore. Ma lui, Leo DiCaprio, si preoccupa mai che l’immenso sforzo che compie per preparare un ruolo, misto alla sua ambizione, a noi, arrivi tutto? Che proprio lo sentiamo sulla nostra pelle? Si, se ne rende conto e questo cortometraggio, The Audition, firmato Scorsese, costato la bellezza 60 milioni di dollari e realizzato per sponsorizzare due enormi e nuovi casinò, è un’ironica, forse inconsapevole confessione. Proprio in un Casino con Scorsese De Niro spumeggiava in uno dei ruoli più riusciti della sua carriera.

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E allora eccoli qui, più divi che mai, Leonardo DiCaprio e Robert De Niro che ripassano il copione all’entrata del luccicante casinò di Manila, City of Dreams. Ognuno è ovviamente convinto di avere già ottenuto la parte e ognuno ignora la presenza dell’altro. L’incontro è imbarazzante ma risolto in maniera geniale dallo sceneggiatore Terence Winter (già autore di Wolf of Wall Street, I Sopranos, Boardwalk Empire) con un battibecco infantile in cui l’uno cerca di smascherare l’altro, tenendosi però ben stretta la propria bugia. Che siano stati chiamati a lavorare insieme nello stesso film del loro mentore, finalmente?

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Ebbene no. Ed è Scorsese in persona a dircelo scendendo in campo nei panni di se stesso, proprio come i suoi attori feticcio. Qui ognuno è quello che è, o forse quello che il pubblico crede che sia. Il confine è labile, ma poco ci interessa. Quello che ci interessa è vedere DiCaprio e De Niro, in lizza per lo stesso ruolo, punzecchiarsi in un Casinò di Macau, perché è lì che volano immediatamente dopo. È una gara a chi ne sa di più, e soprattutto a chi possiede gli skills giusti per il protagonista del film, un business man proprietario di una catena di Casinò, che ama il rischio e nello stesso tempo adora giocare a BlackJack.
Che vinca il migliore allora, anzi, come, come sottolinea Robert Big Bobby De Niro che la migliore persona per questa parte, sia la persona che ottiene la parte.

In realtà, è un duello all’ultimo sangue. Ognuno è pronto a battersi di fronte al proprio regista, ognuno è certo che otterrà la parte. Questo significa essere attori, in fondo. Possedere almeno quella salda, profonda illusione. E si tratta di illusione anche se chiami Bob De Niro e Leo DiCaprio, perché poi succede che Martin Scorsese, a cena, stremato dai battibecchi di due attori forse un po’ troppo ossessionati si perde, al di là della vetrata, in un maxi poster di un atro grandissimo attore e realizzatore di obiettivi, mister Brad Pitt. Dopo quella visione e dopo l’ennesimo volo aereo verso il Giappone, che Scorsese realizza di non avere bisogno, in realtà, del tanto dibattuto protagonista del suo film.
Non ti serviamo più? Chiede di Caprio. No… neanche il tempo di girare l’angolo e da un chioschetto spunta fuori Brad Pitt con un piatto di spaghetti in brodo fumanti. E mentre i nostri due eroi s allontanano scorgono un improbabile Brad Pitt che legge il copione di fronte ad un basito Martin Scorsese.

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E allora The Audition è un film sull’ego, quindi. E sull’ironia, che riesce perdonare anche l’ego di un regista indeciso, in grado di rispedire a casa due tra i migliori attori viventi solo perché gli è piaciuta la pubblicità di un profumo. La stessa ironia che permette a Leonardo DiCaprio e Robert De Niro di sfidarsi (veramente?) con tanta convinzione ed energia fisica.
L’ironia geniale di Brad Pitt che fa il verso a tutto quello che in molti hanno sempre pensato di lui, che sia un bamboccione, fondamentalmente. Se dietro ad un grande ego c’è una grande ironia, almeno, siamo salvi.